#PodcastFest – Andrea Breda Minello legge Sara Zanghì

Leggiamo e riascoltiamo insieme le #autricidimenticate proposte dagli ospiti della #PodcastFest vol. 2 del 28 aprile. Andrea Breda Minello, poeta, critico e studioso, ci presenta Sara Zanghì (1931-2018) siciliana di nascita ma vissuta a Roma per tutta la vita. Femminista, di lei ha parlato Margherita Giacobino in un documentario che si può vedere su YouTube. Tante le sue pubblicazioni in poesia e in prosa come autrice di racconti, tra gli anni Ottanta e Novanta, ma anche le traduzioni dallo spagnolo per la casa editrice di Marisa di Iorio, Empirìa, presso la quale è uscita l’antologia poetica al femminile Fuori dal cielo (2006). Sara Zanghì stessa è comparsa in varie antologie.

I nomi della passione

Forse l’epopea non ci fu.
Era il tuo cuore — ignaro
d’esser nato straniero —
a fantasticare radici
dove invece disseccata era
la vena della grande avventura
e inesorabili attecchivano culti
a te sconosciuti.

Non sapevi che si abbevera
solo il proprio rosaio
e si può gioire della sua fioritura
senza soffrire della sete
del secco che è accanto.
Per questa ignoranza
irrigavi giardini non tuoi
e per godere della felice
esuberanza delle piante
quando rifioriscono d’estate
per ricchezza d’acque.

Fiori di piacere, improvvisi
di breve durata, hanno colori
violenti, umori forti.

Perché dovrei ricordare i nomi?
Ho dimenticato il latino botanico.
Ho memoria delle forme
delle striature gialle
del giro bianco fra il nero e il blù
sotto la croce di stami e pistilli
e si chiama della passione
il fiore che ho colto oggi
dove annaffio e cammino scalza
e guardo un orizzonte di colline
oltre la piana degli ulivi.

È la lunga memoria degli umani
a generare crudeli nostalgie.
Forse il luogo natìo è
richiamo del grembo-morte
cuccia al riparo della vita
se fra cieli e mondi che si dispiegano
agli occhi, colori pullulano
e frammenti di forme
del dove che primo ci accolse.

Quale il tuo dove
nata da stirpe stanziale
uccello migratore.

Straniera al nido, non ai luoghi —
alle sere che si chiudevano
fra nomi evocatori dell’altro
arcaico paese
vissuto nelle narici
sulle papille della lingua
nella vocazione a spaccare
tronchi che profumano
di resina focolari e arrosti.

Ti hanno presa per padrona del fuoco
e possiedi solo i falò della notte —
colore e luce sotto le montagne.
Questa è l’ombra che ti segue,
te civilizzata a forza.

Hai messo sale sulle viscere
per dimenticare, e fra case
di pietra ti aggiri nei sogni:
bianchi puledri corrono al piano
nell’ora del latte fresco
e altero il ragazzo biondo
posa sul profilo dei monti
lo sguardo che fu delle tue pupille giovani
considerando se può d’un sol colpo
netta staccare l’ombra della luce.

Ti ricordi di quando sezionasti
l’arcobaleno e ritrovasti tutti i colori
in ogni cristallo di vapore.
Ora di lontano
guardi i monti sparire nella sera
non altro sapendo che il problema
non è vivere con quel che rimane
ma che farsene di ciò che manca.

Sara Zanghì, Fort-Da, Ancona, Il lavoro editoriale, 1986, pp. 28-30

Un altro articolo su Sara Zanghì a cura di Andrea Breda Minello si può leggere qui: https://leortique.wordpress.com/2021/07/28/sara-zanghi/

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