Un ponte tra paesi, un modo per rinascere e dare vita nuova: la poesia di Denata Ndreca

di Valentina Di Cesare e Viviana Fiorentino

Latitudini/Latitudes

Denata Ndreca è poeta, scrittrice, giornalista, traduttrice letteraria, saggista. Laureata in Scienze della Formazione – Pedagogia, ha studiato all’Università di Scutari e Firenze.  Le sue prime poesie vengono pubblicate già dal 1989 sulle riviste nazionali e le antologie per i giovani. Lascia l’Albania nel 1999 e si stabilisce definitivamente nella sua Firenze, città dove ancora vive e scrive. Ha pubblicato diversi volumi di poesia. Intorno a me, Senza Paura, Un faro nella nebbia, Tempo negato, Calicanto, La ragazza del Ponte Vecchio; testi di letteratura per ragazzi La carrozzina magica, Sono io. È stata tradotta in francese, inglese, albanese, thailandese, spagnolo. Tutte le sue opere hanno ricevuto importanti riconoscimenti e premi letterari internazionali e nazionali (tra gli altri: Premio Internazionale di Letteratura Terre di Liguria, Premio Firenze, Premio Internazionale Lilly Brogi La Pergola Arte Firenze, Premio Nazionale Franco Corbisiero, Conio in Argento della Zecca dello Stato). Collabora con vari quotidiani. È promotrice sociale e di cultura, direttore del Festival di bambini “Gelatarium Poesia” Firenze. Si occupa di diritti umani.

Valentina e Viviana: Sei albanese ma ormai fiorentina d’adozione. Quando e perché hai scelto l’Italia e come si è modificato in questi anni il tuo rapporto con il nostro paese e con la città che ti ospita? 

Denata Ndreca: Ho lasciato l’Albania nel 1999, ma dentro di me, il distacco era già avvenuto nel 1997, anno che ha cambiato radicalmente la mia vita, perché è proprio durante quella guerra civile che ho capito di aver perso la mia città, il mio avvenire là. Credo che il mio subconsce aveva scelto Italia, molto prima di me. Mio padre mi portava ad imparare l’italiano (di nascosto) già da piccola, e forse l’innamoramento con questa lingua è avvenuto proprio in quei tempi, a solo dieci anni, un sentimento cresciuto sempre di più grazie anche alla musica che lui amava e ogni tanto riuscivamo ad ascoltare insieme – a volume basso, a frequenze che andavano e venivano. Cantavo con lui (amo cantare) “Amara terra mia”, senza sapere che avrei urlato quel ritornello in silenzio – per il resto della mia vita, senza sapere che un giorno sarei venuta qua. Se ci ripenso, capisco di aver amato quasi da sempre questo paese, ho custodito quel amore con l’ingenuità e la purezza di una bambina, un amore timido come solo un amore non ricambiato può essere – in una città che spesso ti schiaccia freddamente con la sua bellezza – la mia Firenze. 

Valentina e Viviana: Sei autrice di sei libri, di cui due di letteratura per l’infanzia (uno in versione bilingue) e i restanti di poesia. Crei i tuoi testi in albanese o in italiano? Ti autotraduci, scrivi in una lingua e poi trasporti tutto in un’altra o no? Come avviene il tuo processo creativo?

Denata Ndreca: Scrivo in italiano e non mi autotraduco, come a volte scrivo in albanese e non mi autotraduco, rimango fedele a ciò che sento ed alla lingua nella quale ogni parola giunge a me.

Valentina e Viviana: Hai esperienza anche come traduttrice: da poco è infatti uscita la tua traduzione in albanese de “Una felicità dura” del poeta Davide Rondoni. Com’è stato l’incontro tra queste due lingue così diverse?

Denata Ndreca: Tradurre è come creare un ponte tra paesi, tra culture e lettori, è un modo per rinascere e dare vita nuova, una possibilità di abitare contemporaneamente nelle parole altrui. Tradurre poesia, è ricercare il ritmo di un lingua – dentro un’altra, così diversa, è come sperare che un cuore trapiantato torni a battere forte in un altro corpo, per poi capire che alla fine noi poeti, siamo figli di madre Parola e parliamo la stessa lingua – quella antica delle emozioni. Traducendo, in un certo modo viviamo e ci incontriamo su dimensioni che solo la poesia può concederci.

Valentina e Viviana: Negli anni ’90, gli sbarchi di migliaia di cittadini albanesi sulle coste italiane hanno causato lo stereotipo dell’albanese “invasore” e/o “pericoloso”. Quali sono state (o sono, se ancora presenti) le conseguenze di questa distorsione mediatica sulla cultura italiana e sugli stessi albanesi in Italia.

Denata Ndreca: Alto è stato il prezzo da pagare, eppure non eravamo un pericolo per questa cultura e per questo paese. Quelle navi arrivate sulle coste pugliesi, insieme alle altre problematiche, portavano soprattutto giovani, madri, padri, bambini – tutti colpevoli di un unico reato: essere nati dall’altra parte della riva. Ciò che spesso è accaduto con i mass media ha causato ferite in tutti noi che abbiamo conquistato con le unghie ogni cosa. La distorsione mediatica è una patologia pericolosa e contagiosa, ma per fortuna esiste l’antidoto – la cultura, il duro lavoro, i nostri sacrifici, la nostra dignità e la voglia di farcela; un antidoto composto dai nostri intellettuali, studenti, figli che crescono cercando di dare a questo paese – perché è il loro, perché sono nati e cresciuti qua, senza mai dimenticare il grande ruolo degli operai che svolgono il loro impegno con serietà ed onestà. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza la parte bella di questo paese: la gente che ha saputo aprire le porte per accoglierci nelle proprie case, dandoci la possibilità di poter ricominciare – da sotto zero. L’invasore pericoloso – è anche questo.

Valentina e Viviana: Nella tua poesia entrano, attraverso la lingua italiana le memorie vissute in un altro paese, l’Albania. Come avviene questa traslazione, cosa significa per te raccontare in una nuova lingua delle memorie vissute in un’altra lingua?

Denata Ndreca: Raccontare in un’altra lingua ciò che hai vissuto nell’altra, mi è diventato un processo normale, come quello della respirazione polmonare che avviene in due fasi: l’inspirazione e l’espirazione, alle contrazioni ci pensa la vita, al rilassamento – la poesia – unico pieno respiro, mio unico attimo di pace.

Valentina e Viviana: Quanto è influenzata la tua scrittura da geografie, paesaggi, background culturali diversi o che sono cambiati nel percorso della tua vita?

Denata Ndreca: La mia scrittura è vento di Balcani, è la mia identità, la mia autenticità; è una foglia libera che cade e rinasce con le stagioni, è l’albero che mi hanno piantato nella colonna vertebrale i miei antenati.

1

Non vi basteranno i chiodi

per poter fissarmi,

né una corda

per poter legarmi.

Non avrete forza

per portarmi via,

se non sarà nata

da volontà mia.

2

Ti toglieranno il nome,

ma sei senza terra

e non ti potranno seppellire.

Ricordati di compiere

La tua unica vendetta:

                                     rifiorire.

3

Sii uomo fatto di ossa,

sangue, lealtà.

Non verme che si trascina –

schiacciato

dal peso della verità.

© Valentina Di Cesare & Viviana Fiorentino

© Denata Ndreca

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