“Il modo di sognare somiglia al sogno”. Su “L’ipotesi di Agar” di Rossana Ombres

di Anna Franceschini

Rossana Ombres si muove con abile destrezza nel mondo del possibile, crea supposizioni ardite, le rivolta con maestria. Considera il passato erudito come una forma del rimosso, lo usa per gli infingimenti, innesca conflitti parossistici con la realtà; trasforma e, nel trasformare, genera una poesia che non ha eguali. “Il modo di sognare somiglia al sogno” – così scrive nel libro L’ipotesi di Agar (Einaudi 1968), inducendoci a pensare che la sua scrittura possa provenire dal sommerso e sappia muoversi nel corpo come nella gelida visione esteriore, diventando, quindi, percorso onirico. 

Si tratta di una scrittura che può permettersi corto circuiti di senso derivati dal mitologico, dal biblico, e ricercati negli archetipi della memoria collettiva in un equilibrio reso instabile, tra ipotesi di rappresentazione e una complessità gravida di richiami colti disorientante, così da rasentare quasi la confusione che, come ci intima in una delle poesie liminali, non deve distoglierci da una sorta di “teoria del tutto”. Ogni scrittore crea i propri precursori, tentando di operare un cambiamento nel passato nello stesso modo in cui modifica il futuro, così scriveva Borges. Ombres sa gestire l’accumulo di un’immaginazione straripante, al limite del caotico, consegnandoci un ordine spesso inaccessibile, spinto il più possibile verso il divenire. Scava nel passato ricercando, nella tradizione ebraico-cristiana così come nel mito, la molteplicità, gli aspetti che si irradiano dalle radici come a voler rivelare il segreto celato o non ancora espresso. L’autrice si avvale di un barocchismo espressivo, acquisito nella piena libertà e consapevolezza, atto a moltiplicare le realtà, dissolvere l’io in identità plurime come avviene nel sogno: la scrittura si avvale della stessa magia onirica, la parola è superata dall’immagine che sa creare. La ricerca sperimentale di questa poeta, posizionata nell’area della neoavanguardia, sembra essere non puramente letteraria, ma arricchita dalle conoscenze in ambito mistico esoterico e alchemico. Questa ricerca varca ogni intento incasellante, esplorando le possibilità di una lingua che, nel suo viaggio ipnotico poetico, possa spiegare la natura di tutte le cose simultaneamente. Ne L’ipotesi di Agar, Ombres fa una riscrittura ipotetica dell’episodio biblico della Genesi che racconta della schiava egiziana di Sara, Agar, concessa al marito Abramo per farle concepire il figlio che non poteva avere. È una rappresentazione scenica, così come l’autrice ci indica in maniera esplicativa, ma contorta e non per questo infedele, al termine del poemetto portante appartenente alla sezione che ha lo stesso titolo del libro. Agar è protagonista, figlia e schiava, è l’io manifesto che dialoga con una Lei, Sara denominata Margaret, e un Lui, il padre Abramo. Solo Agar deve essere presente, nelle indicazioni dell’autrice; gli altri due personaggi dobbiamo immaginarli solo vocalmente, appartengono a dei riflessi, sono causa del disgregamento dell’io all’interno di evocazioni incestuose. Sembrerebbe di assistere ad un trauma primario che, alla scoperta dell’attività sessuale dei genitori come riflessa in uno specchio, aggiunge un trauma ulteriore, altrettanto impronunciabile: l’incesto, ovvero la complicità di madre e padre sull’uso della figlia come sostituta dei servigi femminili della moglie-madre. Si tratta di servigi ai quali si aggiunge l’opera invasiva del concepimento. Un trauma innescato da costrutti simbolici leganti, fattori ereditari di mondi maschili, dove le donne sono oggettualizzate, deputate alla pulizia, all’attenzione per la loro predisposizione biologica; il loro legame con il corporeo è esibito, perché impossibile da nascondere, e, proprio per questo, colpevolizzato. “Pulite devono essere le donne/l’infezione del mondo è avvolto in chiffon” si legge nelle poesie di apertura, nelle quali ritroviamo motivi e simboli che verranno ampliati nei testi successivi. La madre è padrona quanto il padre, all’interno di un mondo maschile coercitivo, invadente che vuole la figlia condannata a rimanere tale in una condizione di regressività permanente, dove la sessualità diventa mortificazione del desiderio.

È una lotta del desiderio, di un’affettività che si scontra con l’orrore ed è abile Ombres a riportare queste fantasie indicibili, proiezioni e maschere torve di un dramma ripetuto.

«ti darò un letto vicino al nostro, potrai tenere la luce di notte, le pareti

hanno l’intercapedine, quindi il vento la pioggia e»

mi diede la vestaglia e mi chiarì che non era proibita l’educazione sessuale 

Questa proibizione all’educazione sessuale aumenta il desiderio, le pulsioni erotiche vissute nel luogo claustrofobico di una casa dell’incesto, dove i pronomi di coercizione lei e lui veicolano le attrazioni, creano una sessualità oscura all’interno della quale serpenti, granchi, tarantole, tori appaiono come minacce date dalla paura, in contrapposizione ad aspetti liturgici, nozioni apprese dalla scienza non praticata, parole dal richiamo infantile come l’aquilone, in un continuo ondeggiare tra morboso avvicinamento e distacco.

Così l’atto sessuale è un travaglio sentimentale, il concepimento non è distinto dal coito, il femminile come il maschile preme sul corpo, invade la psiche, consegna immagini di un potere ancestrale rese inquietanti, atte a piegare e a rendere più asfittico lo spazio di eredità di questo desiderio dal lato oscuro.

[…]

una Balena bianca si siede sulla mia pancia,

l’altra Balena Bianca ghermisce l’inquilino che mi dibatto e quella

Balena Bianca che era lì a far niente dice che è un pesce, lo raccoglie, è

trasparente rosa è proprio un pesce […]

lei con la pompa ancora in mano: «l’anticrittogamico » comanda, e sporge il beccuccio

gli tappa il punto d’uscita del liquido con l’indice, credo, o è il pollice, che è più largo,

parla del seme della peronospera […]

L’amore per una immagine irreale, secondo Anais Nin, è un atto incestuoso. In questa propensione al desiderio e ad una affettività che si corrompe, Agar vuole amare e, nella creazione dell’essere che ama, trova un fantasma che è parte di sé. Respira attraverso le pieghe della parola, nelle voci all’interno di un gioco di doppie coppie: sono immagini ipotetiche, non si riscontrano nella realtà, avendo di essa forse la propria causa scatenante, sono sogni di realtà, elementi che esistono insieme, imprescindibili uno dall’altro.

© Anna Franceschini

*

Questo articolo è già apparso nel numero monografico dedicato a Rossana Ombres della rivista de Le Voci della Luna, nella sezione “Carte da slegare”.

Sabato 29 maggio, alle 17.00, sarà presentato questo numero della rivista sul canale YouTube de Le Voci della Luna: https://www.youtube.com/channel/UCnvddfx3lxNZnORkD-czSxw

Dialogheranno insieme: Andrea Breda Minello (poeta, traduttore); Beatrice Manetti (Università di Torino); Jessy Simonini (Le Voci della Luna); Francesca Zambon (Brown University)

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