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Persone e sconfinamenti nelle “anime” di Alba de Céspedes

di © Maria Lenti

Alba de Céspedes, L’anima degli altri, prefazione di Loredana Lipperini, Roma, Cliquot, 2022.

*

   Riscoprire in questa edizione, raffinata, di Cliquot, Alba de Céspedes. Autrice che amo dalla mia adolescenza, da Nessuno torna indietro, proibito dalle suore ma sussurrato dalle compagne grandi del mio collegio; dal suo nome tra gli sceneggiatori di Le amiche (1955) di Antonioni; dai suoi Dalla parte di lei (1949), Quaderno proibito (1952) recuperati alla lettura anni dopo la loro uscita.

   Riscoprire una costante di Alba de Céspedes: entra nella sua anima per entrare nell’anima degli altri: l’anima come emozioni, istintività, moti, percettività, sommovimenti, ricerca di un ubi consistam.

   Ne L’anima degli altri il titolo anticipa il nucleo di Teresa, Carlo, Mirella, Lisetta, Fedora, Roberto, Max, Sandro, Ornella, Mario, Elena, delle loro vicende di breve spazio e tempo. Alla fine delle quali il dentro e il fuori per lo più non combaciano ma senza angosce laceranti per la loro non compromissione, slittano sul ricordo o sul futuro, il cui collante è il desiderio che “così non sia ora” o “così sia domani”.

    Il desiderio sovverte la realtà, la sposta interiormente, lasciandola insoluta all’esterno. L’anima attende mentre il corpo fa altro non consapevole di questo altro o di altro che potrebbe essere, “indifferente” l’anima al contesto.

   L’anima degli altri è del 1935. Alba, lei cresciuta in una famiglia e in un ambiente che guardano acutamente oltre il proprio portone, sa l’anima degli “indifferenti” alla politica in Italia, sa il loro vivere quotidiano, conosce il loro pensiero vago sul proprio esistere, il sognare fumoso, gli incontri mancati o immaginati, i discorsi inconclusi, i gesti appena avvertibili. 

   Sa e racconta questa medietà. Nella scrittura di questa medietà non vi sono date, ma il colore di un tempo diluito nelle atmosfere, nella descrizione degli ambienti, nella professione degli uomini (ingegneri, avvocati, impiegati, giornalisti), nelle giornate delle donne, in casa ma non di casa. In questa medietà serpeggia la sospensione nell’agire dei vari attori, nelle dispersioni proprie di un ceto e di una classe degli anni Trenta del Novecento.

   Apparenza e sostanza borghese.

   Non date, ma frequenti indizi sociologici, con ironia: in Signorina Teresa, la protagonista ha letto “perfino i libri di d’Annunzio con il permesso del confessore”. …E il rosolio fatto in casa con i biscotti! E lo sport perché, chi può permetterselo, deve mostrarsi, essere in forma. E i baffetti Menjou!

   Alba de Céspedes, nata a Roma nel 1911 (morirà a Parigi nel 1997), vive nella sua prima maturità la guerra. Partecipa alla resistenza: a “Radio Libera” di Bari parla come Clorinda.  Vive i mutamenti accaduti o restati sulla carta del dopoguerra. Fonda e dirige “Mercurio” (1944-1948) aperta a scrittori, intellettuali, politici progressisti. Vedrà-vivrà la consapevolezza della donna a volere sé stessa, a desiderare, non solo sulla carta, di essere riconosciuta, vivendo.  Attenta a sé e all’anima degli altri con acuta sensibilità e lo sguardo mai negato alla verità.  Questo in tutti i suoi libri: Invito a pranzo (1955), Prima e dopo (1956), Il rimorso (1963), La bambolona (1967), Le ragazze di maggio – poesie (1970), Nel buio della notte (1976). E questi racconti, riproposti con lungimiranza.

   Bella (in senso etimologico) la scrittura di L’anima degli altri. Racconti toccanti le corde della comprensione di quei personaggi ma con il rifiuto di oggi, mio, di quei sentimenti confinati in un orticello.   

   Per il poco di cui i personaggi vivono: la musica, il soffio della giovinezza e un mazzo di viole (Un  mazzo di viole); Max sospeso sulla fedeltà o infedeltà di Ornella (Il dubbio); la felicità tutta privata di Mitì (La casa sul laghetto azzurro); una riappropriazione del proprio corpo splendido di vitalità nelle tele di pittori: Nudo dell’Ottocento.

   Per il taciuto: la vita che va, consumata nel poco delle aspettative, del coinvolgimento personale mai espresso.

Per la narrazione fluida di anime dalla felicità (su valori borghesi: piccole felicità senza desideri) diversamente attesa e appesa a fili onirici.

   Per il disincanto pervasivo còlto da una scrittrice ancora con e per noi.

***

Questo intervento segue l’incontro avvenuto ad Alba Adriatica il 26 giugno 2022, organizzato da Donne in Alba: «Queste nostre parole/ lingue di sole».

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