Una foto di famiglia di Brianna Carafa d’Andria: la nonna Emilia Marianna de Frankenstein Soderini

Studiare Brianna Carafa porta a spaziare nella profondità dell’animo umano ma anche nella storia d’Italia. L’araldica di questa autrice è importante: era l’unica figlia del Duca Antonio Carafa D’Andria e di Fiammetta dei Conti Soderini. Entrambe le famiglie erano di antichissimo lignaggio e vantavano nomi prestigiosi tra i loro antenati. In particolare, la mamma Fiammetta era figlia del conte Edoardo Soderini e di Emilia Marianna De Frankenstein:

                   Mia nonna era alta, diritta, slanciata, vestita di nero, e aveva occhi a un tempo maliziosi, vivi e diffidenti nel volto rugoso, chiuso in una piccola cuffia nera da cui le prendeva sulle spalle una sorta di velo monacale. Intorno al collo portava un nastro anch’esso nero che lo rendeva più lungo e sottile mentre, per il resto, disdegnava qualsiasi ornamento della persona. Io la ricordo perfettamente, seduta su un divano antico e sgangherato nel salone del suo palazzo, le ginocchia unite, le lunghe scarpe nere, a punta, che uscivano appena di sotto l’orlo della gonna, il busto eretto, allorché riceveva con un sorriso fuggevole, quasi pudico, i suoi connazionali polacchi.[1]

Così inizia Ritratto di straniera, il racconto a lei dedicato che apre la raccolta Gli angeli personali (Cliquot, 2022). Il punto di vista della nipote è uno sguardo ammirato e grato, talvolta malinconico, consapevole della ricchezza di esperienze e di valore di Marianna Soderini De Frankenstein. La nonna divenne la guida, la musa ispiratrice, il porto sicuro in cui si rifugiò Brianna Carafa alla morte della mamma, avvenuta quando lei era ancora bambina, in seguito ad un incidente aereo, pilotato dalla stessa Fiammetta Soderini.

La descrizione della complessa e stravagante personalità di Marianna de Frankenstein mette in luce le doti di una donna curiosa, anticonformista, generosa, «la più misteriosa, imprevedibile, ignota delle creature, piena d’insidie e di turbolenza nascosta dalla sua stessa grazia come un animale acquattato tra i fiori»[2]. Ritratto di straniera è un accompagnamento alla memoria di una donna che non è stata solo della famiglia a cui apparteneva: Carafa tace sull’impegno politico della nonna, svelandone però l’interesse e l’impegno per i problemi sociali, fino all’ultimo momento della sua esistenza, avvenuta nel 1951. Gli indizi disseminati nel racconto, una vita così fitta di esperienze, la complessità dell’ambito familiare di Brianna Carafa hanno incuriosito chi scrive a ricercare.

Emilia Marianna Soderini De Frankestein non fu soltanto una nobildonna stravagante all’interno di un palazzo ma una delle figure più impegnate a difesa dei diritti delle donne in Italia. Avendo vissuto tra il 1889 e il 1951, la contessa non lasciò che la storia le passasse accanto e vi entrò a pieno titolo. In Italia arrivavano gli echi delle lotte che si accendevano oltreconfine e nel mondo anglosassone, dove già nel 1888, a Washington, era nato l’International Council Women, a difesa del riconoscimento dei diritti delle donne: nel 1901, infatti, uscirono il periodico Unione femminile e numerose altre testate giornalistiche che si occupavano di aspetti pratici e teorici della questione femminile; nel 1903 nacque il Consiglio Nazionale Donne Italiane, CNDI, una «federazione di associazioni femminili impegnate per il miglioramento della condizione sociale delle donne». La crescita delle correnti socialiste e un pensiero anticlericale avevano portato a dare una risposta in ambito cristiano: erano gli anni in cui si preparava l’entrata in politica anche dei cattolici e quelli in cui il dibattito sul ruolo e sui diritti delle donne infiammava tutta l’area clericale, con posizioni spesso distanti tra loro.  La prima conseguenza di tutto ciò fu la nascita in Italia di un vero e proprio movimento cattolico femminile.

Gli anni 1905, 1906, 1907 furono particolarmente accesi per il dibattito sull’estensione del diritto al voto. A questo prese parte anche Marianna Soderini De Frankesntein che, il 16 luglio 1906, pubblicò ne La Rassegna Nazionale, Il voto politico alla donna. Innumerevoli gli eventi e le iniziative che si susseguivano attraverso la penisola. Particolarmente importante fu il Congresso Nazionale delle Donne Italiane del 1908 a Roma a cui partecipò anche Marianna Soderini De Frankenstein, come testimoniato da una foto, conservata nell’Archivio Spalletti[3], che ritrae riunite le partecipanti: Sig.ra Grassi; M.sa Pellicano; M.me Betts Melegari; M.sa De Viti De Marco; Dora Melegari; C.ssa Spalletti Rasponi; P.ssa di Venosa; M.me Turin; C.ssa Frankenstein; Giorgia Ponzio Vaglia; Sig.ra Wollemborg; Donna Alda Orlando Piola Caselli; Sofia Cammarota; Teresa Labriola.

L’intervento Il voto politico alla donna della contessa Soderini De Frankenstein si apre con un riferimento giuridico ben preciso: la sentenza del 25 luglio 1906 della Corte d’appello di Ancona, presieduta da Ludovico Mortara, in base alla quale: «Secondo il diritto vigente anche le donne hanno il diritto politico»[4]. La sentenza rispondeva alla richiesta di dieci maestre marchigiane di essere inserite nelle liste elettorali: l’invito era stato lanciato da Maria Montessori su Pensiero e Azione, con Un proclama alle donne italiane[5].La Commissione della Provincia di Ancona accolse l’istanza, il Procuratore del Re fece ricorso, la Corte d’appello di Ancona rigettò il reclamo. Infine, la Corte di Cassazione nel maggio del 1907 annullò la sentenza della Corte d’appello, rendendo vano ogni tentativo.

     Sappiamo che la strada da percorrere fu ancora molto lunga, ma quanto a noi interessa è riportare delle testimonianze storiche che rivelano l’intensità e la modernità di tanto disquisire (a tal proposito, si consiglia di leggere anche il testo della sentenza della Corte d’appello di Ancona e il proclama di Montessori). Inoltre ci piace scoprire le tracce della scrittura di Brianna Carafa e i motivi del suo impegno: gli anni Sessanta e Settanta, con le lotte operaie e le rivendicazioni femministe contro una cultura patriarcale, quelli nei quali l’autrice opera e si esprime, erano l’evoluzione naturale di un fervore ben noto a Carafa; perché, come diceva Marianna Soderini De Frankenstein chiudendo Il voto politico alla donna: «il mondo cammina e un giorno la donna potrà sentirsi costretta o disposta a partecipare, utilmente per tutti, alla vita sociale che nella sua più alta espressione è vita politica.»

   E non è un caso se nelle ultime pagine di Ritratto di straniera si narra che:

Un giorno, mentre l’amico ingegnere le sottoponeva le mappe da lei stessa richieste per decidere l’acquisto di un nuovo terreno vicino alla pineta, dove costruire finalmente le case per i senzatetto, mia nonna si addormentò. Fu il segno inequivocabile della sua prossima fine.

A Brianna, il cui nome porta con sé le sonorità della nonna Marianna, piaceva però ricordarla nella sua immagine più intima e familiare quando ancora non vi era ancora quel «volto rugoso», in un’immagine sospesa nel tempo, quando

Rosea, giovanissima, immobile, in uno splendido abito di merletto, se ne stava gioiosamente appoggiata a un’inverosimile balaustra coperta di lillà con, alle spalle, un gran mare calmo, celeste e luminoso.

***

Il voto politico alla donna – Marianna Soderini De Frankenstein

La contessa Soderini De Frankenstein spezza una lancia in favore del voto politico alla donna, e con buone ragioni, tali che sembrano illustrare storicamente e teoricamente la recente sentenza della corte d’appello d’Ancona che il prof. Ludovico Mortara ha tentato giuridicamente giustificare.

Noi non intendiamo tener conto della parte sentimentale, meno salda, di questo articolo. «Vogliamo noi forse – si domanda la scrittrice – sopprimere i tipi forti e nobilissimi di tante eroine antiche e moderne? La madre di Coriolano, quella dei Gracchi, Giovanna d’Arco Bianca di Castiglia, Caterina di Russia, Maria Teresa d’Austria, Vittoria d’Inghilterra, e parecchie altre in sfera anche più ristretta, dovranno ritenersi come donne che abbiano mancato alla loro vera missione e non dovranno invece seguitare a rappresentare un’eletta brillante e degna di esempio per il sesso nostro?». Qui l’erudizione storica soverchia il pensiero della scrittrice, e noi avremmo preferito che ella avesse citato proprio le altre donne, appartenenti a sfera più ristretta, come le modeste fondatrici de’ grandi istituti di carità: quale carattere virile e sapienza di governo non dimostrava, ora è un secolo appena, Giovanna Antida Thouret, fondatrice delle suore di San Vincenzo de Paoli? Fatta eccezione per Giovanna d’Arco – del resto, più mirabile che imitabile– gli esempi delle leggendarie matrone romane della Semiramide del nord o di Maria Teresa non commuovono alcuno che sappia di critica storica.

Ma la scrittrice, poi, addentrandosi nella questione, fa osservazioni serene e profonde. Riconosce le grandi diversità di uffici, a cui la natura chiama l’uomo e la donna; e rispetta l’autorità dell’uomo, come del più forte fisicamente e moralmente, autorità, com’ella dice, nè ingiusta, nè dannosa, nè ingiuriosa, autorità che si vuole non assoluta, ma relativa; non privilegiata, ma riconosciuta di buono accordo nell’uguaglianza dei diritti.

La coscienza di un torto che si subisce o di qualche cosa che manca alla propria educazione, rende la donna moderna così combattiva e a volte ridicolmente pretenziosa. «Appena la necessaria misura sarà raggiunta, senza nessun dubbio la donna tornerà all’assetto familiare con assai maggior gioia ed unanimità che non è quella con cui oggi pare voglia scostarsene». Qualche dubbio potrà assentirci la chiara scrittrice, se un’educazione seria, virile, schiettamente religiosa non accompagni anzi non preceda ogni civile conquista. Che il buon costume sia rispettato maggiormente e oggi il sentimento della propria dignità sia in fiore presso le classi popolari e aristocratiche, tra le donne stesse, non pare: non bisogna confondere l’istruzione con l’educazione, troppo spesso tra loro in ragione inversa. Noi temiamo che un’onda nuova di corruzione possa inquinare la vita pubblica. In principio non siamo forse avversi al voto politico della donna; in pratica vogliamo, più ch’altro, istruzione ed educazione, e tutto il resto, per noi, è conseguenza da preparare, non da prevenire. Il voto politico in tanto ha valore, in quanto suppone e conferma la coscienza politica, nel suo più ampio senso; e non vi ha questa coscienza, senza lunga e matura educazione che agli uomini stessi, in Italia, fa difetto.

Nessuna esclusione, anzitutto, dagl’ istituti superiori d’insegnamento: tutte le professioni liberali devono aprirsi alla donna. La donna, poi, rivendichi prima e principalmente il voto amministrativo, il voto nelle camere di commercio e di lavoro: se una donna regge un’industria o attende al commercio non si capisce’ perchè non possa proporre chi deve tutelare i suoi interessi industriali e commerciali.

Osserva la scrittrice: «Non si allarmino però troppo gli antifemministi. Il voto è un’arma che, fortunatamente all’incontro delle altre, è innocua in mano di chi non sa servirsene. Date il voto alle donne: una grandissima parte non se ne servirà; l’altra voterà secondo i gruppi ai quali appartiene». Noi sappiamo che il voto, per lo contrario, un’arma molto pericolosa in mano di chi non sa servirsene; non vogliamo che il voto della donna sia rispondente alla sua nuova cultura e ai suoi veri bisogni: non sia, cioè, una concessione che possa poi andare in disuso, ma una conseguenza logica ed una realtà storica della quale la donna dovrebbe essere attrice cosciente e responsabile.

La donna, in questo caso, non avrebbe solo il diritto, ma anche il dovere del voto: la donna elettrice dovrebbe votare.

La scrittrice ammonisce che i cattolici non guardino con diffidenza un movimento che può essere corretto ed è irresistibile, o rivela a ogni modo nuovi bisogni che vanno riconosciuti, dando una significazione più piena e universale alla vita.

Noi, l’abbiamo dichiarato, consentiamo in gran parte con le idee espresse lucidamente dalla scrittrice; e una idea ci sembra sovra tutte feconda, quella di vedere, in fondo, nell’assenza della donna dalla vita politica e amministrativa un’astensione più che un’esclusione. La donna ha finora delegato tacitamente l’uomo a rappresentarla in un campo di lavoro e di lotta, al quale sentivasi non inclinata od impreparata.

Conviene, senza ostili preconcetti, aspettare ancora: il mondo cammina e un giorno la donna potrà sentirsi costretta o disposta a partecipare, utilmente per tutti, alla vita sociale che nella sua più alta espressione è vita politica.

© Chiara Pini

***

Bibliografia e sitografia:

Brianna Carafa, Gli angeli personali, Cliquot, 2022; 

Consiglio Nazionale delle donne italiane, https://www.cndi.it/la-storia

Emilia Marianna De Frankenstein, Il voto politico alla donna, in Rivista Internazionale di Scienze Sociali e Discipline Ausiliarie, Vol. 41, Fasc. 164 (Agosto 1906), pp. 570-572, in https://www.jstor.org/stable/41578647?read-now=1&refreqid=excelsior%3A8608ec575e3ec4b6c87744951916ede4&seq=1

Maria Montessori, Il voto politico alle donne, in https://www.montessorimood.com/it/2018/03/08/per-il-voto-politico-alle-donne/

V. E. Orlando, Udienza 25 luglio 1906; Pres. ed est. Mortara P. P., Pubblico Ministero c. Tosoni, Simoncini e altri, Il Foro Italiano, Vol. 31, PARTE PRIMA: GIURISPRUDENZA CIVILE E COMMERCIALE (1906), pp. 1059/1060-1067/1068;

Isabella Pera, Camminare col proprio tempo»: Il femminismo cristiano di primo Novecento, Roma, Viella, 2016;

Periodico Unione Femminile, in https://unionefemminile.it/periodico-unione-femminile-indici-e-abstract/

Paola Petruzzi, Rosita Testai, Un filo tra arte e Artigianato, Edizioni dell’Assemblea, Consiglio Regionale della Toscana, 2019.


[1] Brianna Carafa, Gli angeli personali, Cliquot, 2022, p. 17.

[2] Ivi, p. 23.

[3] Petruzzi e Testai (2019, p. 25).

[4] Udienza 25 luglio 1906; Pres. ed est. Mortara P. P., Pubblico Ministero c. Tosoni, Simoncini ed altri, in https://www.jstor.org/stable/23111480

[5] Per il testo integrale si rimanda a: https://www.montessorimood.com/it/2018/03/08/per-il-voto-politico-alle-donne/

L’immagine utilizzata: Vittorio Corcos, Ritratto della Contessa Emilia Marianna de Frankenstein Soderini, 1889, olio su tela. Andato in mostra alla Fondazione Accorsi-Ometto di Torino nel 2020 (qui).

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