«Una donna libera da compromessi»: Milena Milani nelle parole dell’amica Maria Ester Nichele

In una bella intervista del 2019, apparsa su «Poetarum Silva» (qui), Maria Ester Nichele ed io abbiamo parlato di tanti aspetti che riguardano la vita di Milena Milani. Riprendendo quel discorso interrotto, nutrendolo di nuove domande, vorrei entrare in alcuni spazi della scrittura e della vita e chiedere a Maria Ester, che fu un’amica fidatissima della scrittrice, di parlarci di lei e del suo lavoro, per ampliare lo sguardo su una “dimenticata” di cui ci siamo spesso occupate sul nostro blog. (at)

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Cara Maria Ester, desidero partire dalla poesia di Milena Milani, che (ci diamo del tu) conosci così bene. Sin dal primo volume del 1944, Ignoti furono i cieli, attraversando La ragazza di fronte del 1953, mi sembra che la poeta abbia parlato di sé con uno stile lirico, esprimendo i propri stati d’animo, la solitudine viva degli anni veneziani. Secondo te e secondo quanto lei diceva, cosa pensava il lettore potesse ricevere dalle sue poesie? 

Milena Milani era innamoratissima di Venezia dove ha fatto al sua prima mostra di pittura e ha venduto anche un quadro. E con il denaro ricavato andò a Capri in vacanza. Il suo primo volume di poesie, Ignoti furono cieli, fu pubblicato nel 1944 da Cavallino-Venezia. Nelle sue poesie non c’è solo la solitudine ma anche il dolore, perché dovette lasciare la città e la residenza per via del suo rapporto con Carlo Cardazzo, un tabù per la società di allora. È stata molto amata per i contenuti delle sue poesie, nelle quali riversava i suoi stati d’animo, la tristezza e la disperazione, e si avvertiva la sua anima graffiata; così per i suoi celebri racconti di vita pubblicati sul «Gazzettino», dal 1986 al 1994. Milena all’inizio non avrebbe voluto questo legame, questa convivenza, perché Carlo aveva famiglia con due bambini, ma per Carlo il rapporto con la famiglia era già rotto. Non hanno mai vissuto insieme. Il libro del 1944 per le Cavallino Edizioni Venezia porta una dedica: «Vi o’ tutti contro/ e sono sola/. Io sono una donna che vive con calma/ non faccio male a nessuno». Sono poesie liguri che esprimono stati d’animo e tanto amore vissuto segreto. Amore segreto anche per i suoi genitori, che lo seppero solo quando Carlo Cardazzo era già morto. Era scappata di casa per iscriversi all’università a Roma. In famiglia la vita era invivibile: il padre la picchiava anche con la cintura dei pantaloni. Questo lo seppi solo poco tempo fa, quando comprai il libro di Aldo Grandi che parlava dei “Giovani di Mussolini”, pubblicato da Giunti nel 2001 (possiamo leggere l’intervista qui). Milena e Carlo, in pubblico, erano sempre lontani; non c’è stata mai una foto mano nella mano, vicini o abbracciati; forse quegli anni sono stati anche molto dolorosi. A quel tempo c’erano leggi severissime che ora abbiamo fortunatamente eliminato. Anche a Milano vivevano in appartamenti comunicanti ma separati. Milena lavorava assieme a Carlo Cardazzo scrivendo recensioni, poesie e racconti, presentando mostre e libri, traducendo dal francese e viaggiando spesso in Europa soprattutto a Parigi. A Parigi la troviamo al quartiere Saint Germain-Montparnasse, “luogo del mondo senza uguali”, dove si radunavano artisti e letterati, da gran parte del mondo, tutti molto giovani; Simone De Beauvoir, Jean Paul Sartre, gran sacerdote della nuova corrente di pensiero (forse l’unico al mondo che, nel 1964, rifiutò il Premio Nobel), Kandinsky (Milena diventò amica della moglie), Marc Chagall, Brancusi, Modigliani, Calder che faceva curiose sculture animate in ferro. Si ritrovavano al Café de Flore, Aux Deux Magots, Brasseries Lipp. Questi famosi locali, oltre che da artisti e letterati, erano frequentati da politici, come François Mitterrand, e da stilisti, come Yves Saint Laurent, editori come Gallimard. Parigi negli anni Cinquanta e Sessanta era diventa una città magica e tutti gli artisti facevano a gara per esserci. Parigi è anche la città del mio cuore. Io ci andai la prima volta nel 1965; conoscevo attraverso i giornali, la stampa e la radio tutto questo movimento di intellettuali. Quando arrivai là, l’ho subito sentita mia. Mi ritrovavo, era come un ritornare a casa. Ancora oggi sento sempre il desiderio di andarci. Poi ci sono andata tante volte d’estate; portavo i miei figli dalla nonna paterna che viveva lì, a Montmartre, e noi a St. Germain, a rue de l’Universitè, nell’appartamento di altri zii, altri luoghi meravigliosi che ho stampati nel mio cuore.     

Negli anni i racconti mi sembrano quanto di più riuscito nella sua opera, soprattutto quelli che pubblicò su «La Stampa». Raccontano due decenni, a cavallo tra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta, ancora poco conosciuti dalle donne. Ed emerge il rapporto con Venezia. In che modo era così importante quella città per lei? Cosa ti diceva a proposito?

Conosco poco i racconti che Milena pubblicò sulla «Stampa» molto, invece, quelli pubblicati sul Gazzettino. Nel primo periodo che Milena fu a Venezia venne pure sua madre e si trovò molto bene, voleva capire perché Milena avesse lasciato Roma. E qui cominciò a scrivere, oltre che poesie, i suoi principali romanzi. Conosco bene i suoi racconti del periodo 1986 al 1994, in cui ebbi la fortuna di conoscerla. Viaggiava sempre tra Roma, Venezia, Cortina e Albisola, con il suo gatto Cicci Palloni nel cesto. Cortina era un’altra città molto amata, dove soggiornava volentieri perché l’aria era buona soprattutto in estate e inverno, periodi dove c’erano tantissime manifestazioni culturali. Quando arrivò a Milano, la  città risentiva ancora della guerra che era appena passata  e le macerie erano ovunque, palazzi sventrati, avevano appena aperto la Galleria del Naviglio, una città ancora immersa nelle dolorose conseguenze dei bombardamenti. Vi regnava un senso di abbandono. Milena sognava una evasione culturale con respiro più ampio e internazionale e così decise di lasciare Milano. E in comune accordo con Carlo, negli anni Cinquanta, andò da sola a Parigi, con il programma che Carlo arrivasse a Parigi in un secondo momento. L’impatto che le provò subito a Parigi Milena, è stato di sentirsi “a casa”. Difatti cercò  subito un’abitazione per non stare all’albergo, anche se era in una posizione fantastica all’Hotel Crystal, accanto al Deux-Magots. Diceva che a Parigi si gode la propria libertà, si è noi stessi. Era stimolata dai musei, dalla gallerie, dalla frequentazioni di artisti illustri, ai caffè accessibili a tutti. Ha lavorato moltissimo, in poesia, e soprattutto nel campo artistico. Realizzò molte opere. Fu presto invitata dall’Ambasciata italiana di Parigi a esporre con i giovani artisti. Avrebbe voluto restare sempre a Parigi, “quella patria adottiva”, così la chiamava, dove al primo posto c’erano l’arte e la poesia.       

Milena Milani a Cortina d’Ampezzo – foto di © Maria Ester Nichele

Libertà e coraggio mi sembra attraversino trasversalmente il suo lavoro di artista, scrittrice, organizzatrice di eventi e molto altro. Tu l’hai frequentata di più negli anni Ottanta e Novanta, se non sbaglio, e molte volte sei stata a Cortina d’Ampezzo con lei per partecipare alle iniziative da lei orchestrate. Che momenti erano? E che profondità culturale, secondo te, riusciva a trasmettere?

Grande libertà e coraggio attraversa tutta la sua opera con grande semplicità, stile e delicatezza, sempre in un modo artistico considerevole, sia nella pittura con i suoi quadri-scritti, nei suoi romanzi, poesie e racconti. A Cortina dirigeva una galleria d’arte chiamata “Terrazza Cortina”, dove artisti non solo italiani ma anche stranieri  partecipavano con mostre importanti. A metà degli anni Novanta dirigeva all’Hotel Ancora, uno spazio chiamato “Spazio Cultura” con Flavia e Renato Sartor. Milena ha stampato un libro che va da luglio 1995 al dicembre del 2000 con tutti le manifestazioni organizzate, allo Spazio Cultura. Poi cominciò a star male sempre e, a causa delle numerose cure mediche, si ritirò verso il 2001 a Albisola, città dell’arte dove si trova una passeggiata sul lungo mare, all’ombra di meravigliose palme. Questa strada dove si può passeggiare sopra le opere degli artisti, è fatta di piccole tessere di ceramica, create da artisti che hanno amato la piccola città. Sono tutti  grandi artisti del calibro di Lucio Fontana, Aligi Sassu, Jean Arp, Giuseppe Capogrossi, Franco Gentilini, Asger Jorn, ecc. Nel 2015 è stata fatta una grande mostra a Savona alla Fortezza del Priamar dal titolo: “Il Cenacolo Degli Artisti” Albisola, La Piccola Atene, Da Fontana a Luzzati. Questa mostra rievoca anni straordinari di quella che fu l’Atene italiana con artisti da Fontana a Capogrossi, curata dall’Associazione Lino Berzoini e dalla nipote di Milena: Renata Guga Zunino Cattaneo. L’esposizione è un vero documento di tanti anni in cui la cittadina ligure è stata il centro artistico della cultura e dell’arte italiana, sicché oggi si può affermare che questa mostra storica e di eccezionale livello artistico per le opere di chiara fama, ed anche un omaggio a Milena Milani (Savona 1917-2013) scrittrice, giornalista e artista italiana. Albisola detta anche “la piccola Atene”, proprio per invenzione letteraria di Milena Milani, riassume il concetto di cosa è stata la piccola cittadina ligure dagli anni ‘40 fino agli anni ‘80, quando i grandi artisti, pittori, scultori ceramisti, critici e letterati, si ritrovavano insieme accomunati dall’amicizia, dall’arte della gioia di sperimentare e condividere. Milena Milani, animatrice della vita culturale della piccola Atene, fu scrittrice e ceramista, “personalità poliedrica, intelligentissima e intraprendente” come fu scritto di lei sui quotidiani, era una donna libera da compromessi, che pensava sempre all’arte e alla poesia. Era sicura di sé stessa. La vita le aveva dato un gran privilegio: essere sempre all’altezza del compito che si prestava a fare.

Mi è parso di intuire che, nel tempo, non sia sempre stata supportata da altre donne, forse perché era brava, invidiata, e preferiva comunque “fare” le cose, senza seguire gerarchie né imposizioni. Anche se ricordo di aver letto della sua amicizia con Marta Marzotto e molte altre che gravitavano tra Milano, Cortina e Roma. Come viveva il rapporto con le donne? Era, secondo te, una femminista o lo diceva di sé stessa?

Milena era una persona che non si lasciava sopraffare e conosceva bene il suo lavoro; era molto sincera, generosa quando poteva: era sempre pronta ad aiutare i giovani. Come nel mio caso, anche se io ero giovane “solo” per questo lavoro di fotoreporter, iniziato da pochi anni (avevo già quarant’anni). È stata lei a offrirsi di presentare le mie mostre e i miei libri, dopo. I miei lavori sono nati su sua spinta a tradurre le mie foto in parole. È stata la mia madrina, e me lo ricordava spesso. Marta Marzotto, che Milena conosceva in quegli anni, è stata una persona eccezionale. Viveva a Roma, in un appartamento a Piazza di Spagna, teneva un salotto letterario ricco di tante personalità dell’arte, della cultura, della politica, del cinema, della moda. Così a Cortina, nella sua splendida villa, offriva cene di gran livello dove tutti avrebbero voluto partecipare; ogni volta era una gara per essere invitati e Milena era una delle prime a casa sua. Marta Marzotto pubblicò alcuni libri tra i quali Una finestra in piazza di Spagna e Smeraldi a colazione. Non so se Milena fosse femminista, ma penso che fosse per la pari opportunità. Nel 1988 ha ricevuto la nomina di Grande Ufficiale al merito della Repubblica italiana dal presidente Francesco Cossiga, e altri numerosi premi per i suoi libri. Nel 2002, Milena si stabilì a Albisola Marina e creò la sua Fondazione con sede a Savona, al “Fondazione Museo di Arte Contemporanea Milena Milani in memoria di Carlo Cardazzo” che fu per vent’anni il suo compagno, appunto un grande editore, collezionista gallerista, e mercante d’arte di fama internazionale. Tante sono le sue opere ospitate al Museo di Palazzo Gavotti, che rappresentano i più importanti momenti dell’arte italiana. Andai a trovarla ad Albisola tutti gli anni; era felice di vedermi perché le portavo notizie dalle città che lei ha molto amate. Lavorava di continuo, anche se era ammalata, dipingeva, scriveva sui giornali locali e di Cortina, a lei sembrava di essere ancora lì, nella conca ampezzana… e scriveva anche di poesia. Non pensavo mai che se sarebbe andata, che un giorno non l’avrei rivista più. Le persone che si amano non dovrebbero mai mancare: lasciano uno sgomento e vuoto. Come quando è mancata mia madre, non riuscivo a immaginare una vita senza le loro parole e i loro sorrisi, ed è stato terribile quando queste persone persone mi hanno lasciato. Milena è nata lo stesso anno di mia madre, mia madre ad agosto, lei la notte di Natale.     

La foto in apertura è di © Maria Ester Nichele.

© Maria Ester Nichele / A. Trevisan

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