Claire Goll «in contraddizione con sé stessa».

Di Dario Borso.

Rispondo volentieri alla chiamata di Francesca Fiorentin, isolando i punti critici della sua recensione.

– «Claire ebbe un’infanzia angariata da una madre anaffettiva, infantile e violenta».

Punto importante, che la accomuna a una scrittrice di una generazione precedente, https://it.wikipedia.org/wiki/Rachilde, la quale sulle donne la pensava uguale.

– «Questa circostanza può forse averla portata a considerare con disprezzo e distacco l’umanità».

Giudizio forte, se si pensa che l’opera prima di lei esule pacifista fu Die Frauen erwachen [Le donne si svegliano], 1918.

– «Le opinioni di Claire Goll riguardo agli artisti conosciuti sono a volte lucide, a volte parossistiche, ma sempre impietose. […]. Nella carrellata dei loro ritratti pochi si salvano, tra questi Majakovskij e Artaud, per il loro carattere dolce».

(ma ancor più Léger e Mondrian).

– «Anche le mogli degli artisti sono oggetto di critica, come la moglie di Stefan Zweig e la moglie di Franz Werfel, già vedova di Mahler, cattiva e avida».

(e soprattutto antisemita).

– «anche la moglie di Dalí era molto avida di denaro».

Ma la Goll la mette tra le quattro amiche che più ammirava (con Helena Rubinstein, l’artista Sonia Delaunay e la scrittrice Elsa Triolet).

– «Chagall era estremamente avaro […] Dalí era l’attore della maschera che voleva indossare.»

(ma pure grandi amici della Goll, di cui illustrarono più libri).

– «Se Claire non manca di una forte dose di misantropia, poiché il genio e la sua arte nulla possono sulla bassezza morale dell’artista come persona, non manca nemmeno di una forte dose di misoginia».

Goll chiamava le femministe “suffragette”, epiteto dispregiativo coniato da https://it.wikipedia.org/wiki/Colette, di cui lei narra:

Ero nel salotto della Clifford Barney quando vidi Colette per la prima volta. Era appena entrata con un grande mantello, l’aria di un pastore imperiale. Georgette Leblanc mi prese per il braccio: “Vuoi conoscerla?”.

Mi trascinò in direzione di Colette che, attorniata da uomini, ci ignorò con ostentazione. Georgette le toccò la spalla: “Colette, permettimi di presentarti una grande poetessa: Claire Goll”.

Colette mi squadrò dall’alto, poi alzò le spalle: “Grande poetessa? Una donna? Non esiste”.

Rimasi trafitta da questa cattiveria gratuita: “Tutte puttane”, gridai quasi alle lacrime.

La differenza qui è che la Goll è in contraddizione con sé stessa, sostenitrice dell’inferiorità femminile eppur poetessa. E in contraddizione lo sarà in seguito: a fine anni ’50 incontrò in USA una figlia dei fiori ante litteram che le parlò della sessualità femminile in termini dei quali inorridì, salvo un decennio dopo incontrare un giovinetto che la fece ricredere e scoprire l’orgasmo dopo una vita di dedizione al maschio, senza ritorni di piacere.

– «Dopo aver lanciato strali sulle persone che non avevano combattuto il nazismo in Francia o negli Stati Uniti, si scaglia contro una vittima del nazismo, Paul Celan».

Iperbolico: vittima furono i genitori, esattamente come per la Goll, cui morirono gasate madre e due zie (padre defunto 20 anni prima).

– «Secondo Claire Goll, Celan tentò di violentarla” e “le chiese di giurare di non rivelare mai questo episodio. A me, lettrice, viene da pensare […] che Claire possa aver inventato il tentativo di Celan di violenza sessuale, o addirittura possa essere stata lei a molestare Celan».

Tutto è possibile-indecidibile, in mancanza di testimoni (compresa una quarta opzione, di congiungimento consensuale). 

– «In effetti qualcosa di strano avviene: un amico fraterno di Celan, Klaus Demus, scrivendo a Claire Goll, accenna a: dettagli a me ancora ben presenti che sarebbero davvero dannosi alla memoria di Yvan Goll; su preghiera di Paul Celan […] ho però tralasciato di farlo; potremmo tuttavia essere costretti a recuperarli senza riserve».

Tutto possibile-indecidibile anche il contenuto di questa minaccia in mancanza di documenti al riguardo. Strano però che Demus nel 1961 definisca i dettagli dannosi alla memoria di Yvan Goll e non, come più logico, dannosi alla stessa Claire; e ancor più strano che costei, invece di minacciarsi costretta a recuperare senza riserve dettagli dannosi a Celan, risponda a stretto giro di posta: Il mio violento risentimento personale è da ricondurre a una forte choc umano da lui provocato, che nell’intimità sorta dopo la morte di Yvan mi ha sconvolto completamente. Paul Celan non parlerà. Io nemmeno.

© Dario Borso  

L’immagine è di Adolf Hoffmeister, Claire Goll, 1959 – Adam Hoffmeister (Family Archive).

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