Claire Goll, Cercando di afferrare il vento. Recensione

di Francesca Fiorentin

Opera autobiografica e ritratto di artisti tra il primo e il secondo dopoguerra, il testo di Cercando di afferrare il vento con traduzione e cura di Dario Borso (Prospero editore 2021, pp. 420) è centrato dalla volontà di Claire Goll di rappresentare la dimensione umana degli artisti conosciuti, i maggiori del suo tempo, così numerosi che stilarne un elenco ora sarebbe prolisso.

Claire ebbe un’infanzia angariata da una madre anaffettiva, infantile e violenta. Questa circostanza può forse averla portata a considerare con disprezzo e distacco l’umanità. Nel 1911 sposò Heinrich Studer, da cui ebbe una figlia. Dopo il divorzio da Studer, nel 1921 Claire sposa il poeta Yvan Goll.

Il problema di questo testo, edito nel novembre 1976, quando Claire Goll aveva ottantacinque anni, risiede nella ripulitura di brani operata della germanista Barbara Glaucert. Claire Goll si era rivolta a lei, agli inizi degli anni Settanta, per mettere ordine tra le sue carte. La Glaucert era in contatto con la moglie di Celan per l’allestimento di alcune sue mostre. L’ipotesi di Dario Borso è che molto probabilmente la germanista eliminò dei passi che non compaiono nell’opera, e che Clair avrebbe invece sicuramente riportato, riferiti al plagio operato da Paul Celan sulle opere poetiche di Yvan Goll, un’accusa portata avanti da Claire Goll dopo la morte del marito (plagio smentito definitivamente ormai da un ventennio dal dossier di Barbara Wiedemann). In realtà, l’accusa di plagio e la dichiarazione di una promessa di non svelare un segreto esistente tra lei e Celan, comparvero ben prima, nell’aprile 1975 sul giornale ad alta tiratura «Westermanns Monatshefte».

Nell’opera questo mistero è svelato, si tratta della descrizione di un presunto tentativo di violenza sessuale da parte di Celan su Claire, quando Goll era in ospedale e aveva pregato l’amico di non lasciar dormire sola la moglie. Di questo rimandiamo alla fine di questa breve recensione.

Le opinioni di Claire Goll riguardo agli artisti conosciuti sono a volte lucide, a volte parossistiche, ma sempre impietose.
In generale gli artisti possiedono difetti e meschinità che nulla hanno a che vedere con la bellezza delle loro opere. Nella carrellata dei loro ritratti pochi si salvano, tra questi Majakovskij e Artaud, per il loro carattere dolce. Vi è anche un altro motivo per cui Claire Goll considera negativamente tutte le generazioni di artisti della prima metà del Novecento: non aver aiutato Goll ad affermarsi, a diventare celebre come meritava. Impietoso il ritratto di Rilke, di cui Claire fu amante, parassita economico di principesse e posseduto da forti nevrosi di ispirazione.
La nascita del surrealismo fu possibile grazie ai luoghi di ritrovo collettivi dove gli artisti svilupparono un movimento comune, esperienze condivise. Ma Breton se ne dichiarava l’artefice, se ne considerava il primo e unico ideatore, e questo è uno dei tanti esempi, tra i molti narrati nel libro, di arrivismo da parte degli artisti. Joyce sfruttava gli amici per le traduzioni senza riconoscer loro la minima gratitudine. Un narcisista egocentrico, sterile e nichilista.
Anche le mogli degli artisti sono oggetto di critica, come la moglie di Stefan Zweig e la moglie di Franz Werfel, già vedova di Mahler, cattiva e avida; anche la moglie di Dalí era molto avida di denaro.
Goll era riuscito negli Stati Uniti, dove era emigrato con Clair nel 1939, a fondare una rivista letteraria, in cui scrivevano poeti che lui stesso scopriva e selezionava (Maurice de Maeterlinck, Saint-John Perse); dava tutto se stesso per dare voce agli artisti del suo tempo, e puntualmente veniva ripagato con ingratitudine e meschinità. Henry Miller fu per Claire l’essere più disgustoso dopo Joyce. Era di un cinismo sconfinato quando si trattava di raggiungere il successo. Chagall era estremamente avaro. Dalí era l’attore della maschera che voleva indossare, giocava anche crudelmente con i sentimenti e le amicizie, ed era dominato da una moglie che voleva accrescere smisuratamente la ricchezza familiare.

I coniugi ritornarono in Europa solo poco prima della morte di Goll, malato di leucemia.
Goll fu fin dall’inizio della relazione con Claire un infedele cronico, e oltre alle varie avventure ebbe per otto anni un’altra relazione, a cui Claire reagiva con altre avventure di nessuna importanza. Se Claire non manca di una forte dose di misantropia, poiché il genio e la sua arte nulla possono sulla bassezza morale dell’artista come persona, non manca nemmeno di una forte dose di misoginia. Ecco i brani che potrebbero suscitare il furore di ogni femminista oppure di ogni donna. Come Claire Goll poteva ignorare l’esistenza di artiste che avevano sgomitato per affermarsi in ambito artistico, e avevano sicuramente avuto esperienza della prevaricazione maschile? (Le sorelle Brontë, Katherine Mansfield, Virginia Woolf, Selma Lagerlof, Sigrid Undset, Pearl Buck e moltissime ancora).

Mi sono confermata nella mia convinzione che il sesso debole rimane immancabilmente la specie inferiore. Chi piscia contro il muro? È l’uomo. Chi copre la sua amante, schiacciandola con la pancia? Chi agisce durante l’amore? Avete idea che Dio possa essere donna?

[…] George Sand ha molto appreso da Alfred de Musset e da Chopin, Madame de Staël si è formata grazie a Benjamin Constant, e Simone de Beauvoir non esiste che nell’ombra di Jean Paul Sartre. […] Ho frequentato molte mie sorelle, e qualcuna di buona rinomanza: Clara Malraux, Sonia Delaunay, la Stein […] Natal’ja Gončarova […]. Ma conto solo due donne superiori. Non erano artiste, non cercavano di brillare, non avevano ambizione politica. Erano soltanto femminili: la signora MacDowell, fondatrice della famosa colonia d’artisti che reca il suo nome, e la mia direttrice scolastica, la Kerschensteiner. Fuori di qui, perfino ai vertici, non si parla che di vestiti, acconciature, calze che si smagliano…

Siamo creature inferiori, giusto buone a partorire […] Il nostro cervello è meno sviluppato di quello dei nostri compagni, e minore la nostra forza fisica. In tutte le circostanze restiamo le più emotive. […]. Le eroine presentateci dalla storia, Salomè o Cleopatra, girano intorno a un letto.” […]

Le donne non conoscono “il furore creativo”. […] Bisogna competere con gli uomini non sul terreno del fascino, bensì su quello della riuscita […] Manca loro [alle donne] la ferocia del maschio verso la riuscita, lo spirito di iniziativa, la rabbia di conquistare. (ivi, pp. 184-187)

Sono contro tutti i movimenti di emancipazione femminile. La nostra unica arma è la femminilità. Noi non abbiamo né la forza fisica né la potenza di cervello, ma ci resta il fascino […]. Mai ho voluto competere con un uomo, Se ho interloquito con Goll, è perché mi ha elevato e dato del talento. Fu il mio maestro, e io riconosco la sua superiorità. […]. Non sono nata materna, bensì amante. Appartengo all’uomo che mi ama. Fatta per la passione e non per i bambini o la guerriglia antimaschio, non reclamo diritti. La mia situazione di inferiore mi va perfettamente bene. (ivi, pp. 198, 201)


Dulcis in fundo, dopo aver lanciato strali sulle persone che non avevano combattuto il nazismo in Francia o negli Stati Uniti, si scaglia contro una vittima del nazismo, Paul Celan, che nell’ultimo periodo della vita di Goll fu un suo amico, e andava a trovarlo in ospedale. Secondo Claire Goll, Celan tentò di violentarla quando dormirono insieme in albergo (Goll aveva pregato Celan di non lasciare Claire da sola). Celan, secondo Claire, le chiese di giurare di non rivelare mai questo episodio. Ma a causa di questo atto brutale, e anche per il plagio delle opere di Goll, Celan, secondo la Goll, si buttò nella Senna, “come Giuda”. A me, lettrice, viene da pensare tutt’altra versione dei fatti e nella fattispecie che Claire possa aver inventato il tentativo di Celan di violenza sessuale, o addirittura possa essere stata lei a molestare Celan. Se questa può essere un’ipotesi non peregrina — e perché potrebbe non esserla? — ce lo può dire Dario Borso, traduttore e curatore dell’opera. In effetti qualcosa di strano avviene: come testimoniano gli studi di Borso nell’introduzione a quest’opera, un amico fraterno di Celan, Klaus Demus, scrivendo a Claire Goll, accenna a:

dettagli a me ancora ben presenti che sarebbero davvero dannosi alla memoria di Yvan Goll; su preghiera di Paul Celan […] ho però tralasciato di farlo; potremmo tuttavia essere costretti a recuperarli senza riserve”.

© Francesca Fiorentin

Il libro: https://www.prosperoeditore.com/libri/cercando-di-afferrare-il-vento_dario_borso

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