Majella Cullinane: alcune traduzioni

[articolo bilingue italiano-inglese / bilingual article in Italian and English]

Scrittrice, saggista e poeta, Majella Cullinane nasce a Limerick, in Irlanda, ma si stabilisce in Nuova Zelanda nel 2008. Tuttora vive a Port Chalmers (Dunedin), insieme al suo compagno Andrew e il loro figlio Robbie. Nel 2020 consegue un PhD in Creative Practice al Centre for Irish and Scottish Studies dell’Università di Otago. Nel 2011 pubblica la sua prima raccolta poetica, Guarding the Flame (Salmon Poetry), il cui titolo fa riferimento al mito di Santa Brigida di Kildare. La seconda raccolta, Whisper of a Crow’s Wing (Otago University Press e Salmon Poetry, 2018), compare tra i dieci migliori libri di poesia segnalati dal The New Zealand ListenerThe Life of De’Ath (Steele Roberts Aotearoa, 2018), suo romanzo d’esordio, è stato selezionato al New Zealand Book Awards for Fiction nel 2019 ed è risultato finalista al NZSA Heritage Fiction Prize.

Le poesie tradotte qui da Giorgia Meriggi mostrano soprattutto un incanto spezzato nella storia: il legame della poeta con la natura, di cui comprende la bellezza delle voci e i misteriosi comportamenti. La poesia della Cullinane è attenta al dettaglio; risale dalle immagini alle idee: la flora e la fauna incidono nell’occhio della poeta l’ispirazione e la riflessione che riportano alle grandi domande dell’umanità.


The poems translated here by Giorgia Meriggi show above all an enchantment broken in history poet’s bond with nature, of which she understands the beauty of the voices and the mysterious behaviors. Cullinane’s poetry is attentive to detail; it goes back from images to ideas: flora and fauna engrave in the poet’s eye the inspiration and reflection that lead to the great questions of life.

Originally from Ireland, Majella Cullinane has lived in New Zealand since 2008 and writes fiction, poetry and essays. Her debut novel The Life of De’Ath was longlisted for the 2019 New Zealand Book Awards for Fiction and shortlisted for the NZSA Heritage Fiction Prize. Her second poetry collection Whisper of a Crow’s Wing was published by Otago University Press and Salmon Poetry, Ireland in 2018, and selected as The New Zealand Listener’s Ten Best Poetry Books of 2018. She was the 2014 Robert Burns Fellow and was recently awarded a Hawthornden Fellowship in Edinburgh. She graduated with a PhD in Creative Practice from the University of Otago last year. She lives with her partner Andrew and their son Robbie in Port Chalmers.


Cinque poesie da Whisper of a Crow’s Wing (Otago Press, 2018 – Dunedin, Nuova Zelanda)

**

Invitation

The moon arrives, inconsequential,
unsure of herself,
a shy visitor, wringing her hands,
darting her eyes about 
not knowing where to look – 

at the relic of grass blanched and sun-scorched 
from weeks of drought, so much so 
the blackbirds have little left to peck.

A cluster of cloud dawdles over a ridge of sky
      drawing her down the hill 
and onto the beach 
where her light is as much a surprise
to a sea-weary pōhutukawa
whipped up by some switch and toss of wave, 
a sea-horse of saddled bark now,
its grooves and knots often tramped on by small feet. 

She might stake its echo of canter and stride 
for the sea unhinging itself, for the invitation it proffers – 

barter the night for the whorl of a wave’s tongue,
the relish of brine. Know what it is to untangle 
light from the tooth of a roving tide.
Invito

Arriva la luna, insignificante,
insicura di sé,
un’ospite timida che si torce le mani
guardandosi intorno
senza sapere dove guardare –

alla reliquia dell’erba scolorita, bruciata dal sole 
e da settimane di siccità, tanto che 
i merli han ben poco da beccare.

Un grappolo di nuvole indugia su un crinale di cielo
      attirandola verso la collina 
e sulla spiaggia 
dove la sua luce è una sorpresa
anche per un pōhutukawa1 stanco del mare
sferzato dal tira e molla delle onde,
un cavalluccio marino sellato di cortecce,
gli incavi e i nodi non di rado calpestati da piccoli piedi.

Potrebbe ancorarsi all’eco del mare al galoppo,
accettarne l’invito e solcarlo mentre infrange sé stesso – 

barattare la notte per la voluta di una lingua d’onda,
il gusto dell’acqua salata. Saper cosa vuol dire districare 
la luce dal dente di una marea errante.

**

All That September

Streams of yellow light, the low whistling of wings
as tūī skimmed the air,
inside the house the creak of floorboards like a child chastised, 
and yet any lingering grudge forgotten
by the promise of boats breaking the waves’ surface, 
the flap of a sail, a cargo engine throbbing on the horizon.

The season of the kōwhai is upon us, the nectar soon to be pecked 
by kererū, its yellow petals cast on the ground like tears.

I have held this season’s flux at arm’s length long enough, 
an old sea dog marooned to this room.
What do I know of anything?
of staying still,
               braced like that kōwhai in September, 
and earlier 
opening and closing pegs, securing a towel, a shirt on the clothesline,
taking in the carnage of last summer’s drought – 
the desiccation of flax, the umber grass.

 I carry the memory of yellow back into the house, 
                           its changed tone, counterpoint – 
                a lower octave, with a flourish of blue. 

Through the glass door, 
               the ghost of a moon like a leaf skeleton.
Tutto quel settembre

Correnti di luce gialla, il fischiettare sommesso delle ali
del tūī2 mentre sfiorava l’aria,
in casa il pavimento scricchiola come un bambino sgridato, 
e tuttavia ogni vecchio rancore viene dimenticato
dalla promessa di barche che rompono la superficie delle onde, 
lo sventolare di una vela, il motore di un cargo che pulsa all’orizzonte.

La stagione dei kōwhai3 è alle porte, il suo nettare presto verrà succhiato 
dai kererū4, i suoi petali gialli versati a terra come lacrime.

Ho tenuto a distanza questo flusso di stagione a lungo, 
un vecchio lupo di mare abbandonato nella stanza.
Ma che ne so io
di stare ferma
               immobile come quel kōwhai a settembre? 
in fretta
aprire e chiudere mollette, mettere al sicuro una tovaglia, stendere una camicia,
in preda alla carneficina della siccità dell’estate scorsa – 
il lino essiccato, l’erba scurita.

Ricordo il giallo dentro casa, 
                           il suo tono che cambia, un contrappunto – 
                un’ottava più bassa, con un tocco di blu. 

Oltre le vetrate, 
               una luna fantasma come lo scheletro di una foglia.

**

Broad Bay


I

I’ll stay in today,
and from this window
bear witness
to the sea’s
grey veil 
rippling in the wind,
listen
as waves
talk among themselves. 

For company 
I’ll keep time
with shadows, 
the chronicle of minutes 
ticking in the kitchen,
watch the light 
change in the curve
of the garden.

I’ll let the hours
gather and spill
into evening
until the sun 
splits 
the weight 
of cloud, 
and the sea
transforms 
itself
into a steely 
shield 
of fugue.


II

Red-hot pokers 
agapanthus
sunlight
playing 
smoke 
and mirrors 
on the waves,

four cormorants
perched 
on the causeway
take flight, 
one after
the other, 
into the
dazzling 
blue
air, 
a nimble 
quartet 
of
choreographed
wings.


III

I watch the slow tide one late February day,
stare into the grey whiteness of sky,
marvelling at the vagary of clouds.
If they could unshackle themselves,
I’d parcel them up with the mountains,
the inlets, the sea,
paint them on canvas,
carry them home under the nook of my arm.


IV

The rain comes and goes.
Between barrels of stocked wood 
two thrushes toss up mulch.
Baia larga


I

Oggi starò a casa,
dalla finestra
sarò testimone
del velo grigio del mare 
increspato dal vento,
ascolterò
le onde
che parlano tra loro. 

Per compagnia 
terrò il tempo
con le ombre, 
la cronaca dei minuti 
che ticchettano in cucina,
guarderò la luce 
cambiare nella curva
del giardino.

Lascerò che le ore
si raccolgano riversandosi
dentro la sera
finché il sole 
dividerà 
il peso 
delle nuvole, 
e il mare
trasformerà 
sé stesso
in uno scudo
d'acciaio 
in fuga.


II

Attizzatoi roventi, 
agapanti
al sole
un miraggio
di
luce
sulle onde,

quattro cormorani
appollaiati 
sulla strada
prendono il volo, 
uno dopo
l'altro, 
nel blu
abbagliante 
dell'aria, 
un agile 
quartetto 
coreografico
di
ali.


III

Guardo la lenta marea un giorno di fine febbraio,
scruto nel biancore grigiastro del cielo,
meravigliandomi dell'imprevedibilità delle nuvole.
Se potessero svincolare sé stesse
le impacchetterei insieme alle montagne,
le insenature, il mare,
dipingerei tutto su tela,
e porterei tutto a casa sottobraccio.


IV

La pioggia va e viene.
Tra le botti di scorte di legna
due tordi lanciano pacciame.

**

Lauds


I

Chooks in the neighbour’s back garden 
                      clucking away at lauds

               a lone cockerel responds 

light dazzles
               the windowpanes on the hill 

and inside

                  there might be stirrings
                or turnings away 
into the little that remains 
                of morning darkness. 

                      A dog starts up,
                a deep sonorous voice like jazz 
and in the ground

                 a thrush
                 sifts through woodchips
                 like a burglar
rifling through drawers.


II

To the small roads
                veering away from the sea 
                like blue-black veins

to the shades of twilight:
                salmon leaping clouds
flourish of rose petals 
                citrus tang of orange 

to each slow hour unmoored 
                awaiting praise.
Lodi


I

Le galline nel cortile del vicino 
                         chiocciano alle lodi

                   un galletto risponde solitario

la luce acceca
                   le vetrate sulla collina 

all’interno
                         ci potrebbe essere agitazione
                   o il rifugiarsi 
nel poco che resta 
                   dell'oscurità mattutina. 

                          Un cane si mette in moto,
                    una voce profonda e sonora come il jazz 
e a terra

                    un tordo
                    setaccia i trucioli di legno
                    come un ladruncolo
che fruga nei cassetti.


II

Per le stradine
                    che virano dal mare 
                    come vene nerobluastre

per le sfumature del crepuscolo:
                    guizzi di nuvole color salmone
florilegi di petali di rosa 
                    sentore agrumato d'arancia 

per ogni ora lenta e scollegata 
                 in attesa di lodi.

**

The Night Before 

You imagined the light and shadow
of the southern hemisphere,

pressed your palm on the monastery sundial.
             Between the grey stone arches 
you uttered an oath in silence.

An ache then like the tense loneliness 
of a fox calling in the distance,

                       as though the tap of their light paw, 
that flurry of steps to avoid you –

for all that
             you had caught sight of it anyway.

You knew only hours from now 
you would make your way back,

                                                watch the stars
              like silver buds flower in the sky 
and know you were as good 
as a ghost to this place –

only a cold touch on a sundial,
a fox’s second sight.
La notte prima 

Hai immaginato la luce e l'ombra
dell'emisfero meridionale,

hai premuto il palmo sulla meridiana del monastero.
                	Tra gli archi di pietra grigia 
hai pronunciato un giuramento silenzioso.

Poi uno spasimo, come la solitudine inquieta
del richiamo di una volpe in lontananza,

                       come il tocco leggero della sua zampa, 
quel turbinio di passi per evitarti -

tuttavia
                l’avevi ugualmente sentito.

Sapevi che da qui a poche ore 
avresti dovuto fare ritorno,

                                       e guardi le stelle
                 come boccioli d'argento fioriti nel cielo 
sapendo che per questo luogo
non sei più che un fantasma -

solo il tocco freddo su una meridiana,
il sesto senso di una volpe.

Note

1 Termine in lingua māori per l’albero di Natale della Nuova Zelanda, o albero del ferro (Metrosideros excelsa), un albero sempreverde costiero della stessa famiglia del mirto, caratteristico per la sfavillante fioritura di fiori rossi, a volte gialli o bianchi, costituiti da una massa di stami. Fiorisce da novembre a gennaio, raggiungendo l’apice a metà dicembre, l’inizio dell’estate neozelandese.

2 Il tui, in māori tūī (Prosthemadera novaeseelandiae), è un uccello passeriforme endemico della Nuova Zelanda, l’unica specie nota del genere Prosthemadera.

3 Sophora microphylla: albero leguminoso della famiglia delle Fabaceae originario della Nuova Zelanda. È molto comune nei giardini neozelandesi, tanto che i suoi fiori vengono considerati un po’ come il fiore nazionale. Il termine kōwhai in māori viene anche usato per indicare il colore giallo.

4 Piccione della Nuova Zelanda (Hemiphaga novaeseelandiae), uccello endemico noto tra i māori come Kererū. In alcune zone dell’Isola, in particolare nel Northland, è chiamato Kūkupa e Kūkū.

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