“Telefoni che squillano a vuoto, gatti obesi e terremoti”: la poesia di Suzanne Lummis

di Veronica Chiossi

from/da Open 24 Hours (Lynx House Press, 2014) / pic by Fanny Dabigny

664-8630

For Ted Schmitt (1940–1990) and many others

I pass this number
in my phone book, the seven everyday
digits a sequence I won’t dial
anymore –
like passing a house abandoned but
filled with echoing
rooms that were lived in. Till
now.

If I called I would hear
…what? A buzzing like a station
shut down for the night,
the TV screen filled with
snow?

Or has the phone line snapped
overhead, the late messages
heading for a long
fall?

No good asking like a child
why do people die?  I call

but in a room where a man’s
things have been folded and packed
as if to follow him on the next train
after

a phone rings,
rings, and there is no
answer.

664-8630

Per Ted Schmitt (1940-1990) e tanti altri

Sfoglio questo numero
nella rubrica, le solite sette cifre
una sequenza che non comporrò
più

Un tragitto di fronte a una casa vuota
ma piena dell’eco
di stanze vissute. Fino
a poco fa.

Se chiamassi adesso cosa
sentirei? Il brusio della stazione
serrata per la notte,
lo sfarfallio della TV?

O forse i cavi del telefono si sono spezzati
in aria, e i miei ultimi messaggi
precipiteranno
per sempre?

Inutile chiedere come un bambino
perché la gente muore?
Chiamo

ma in una stanza dove le cose
di un uomo sono state piegate e riposte
come per seguirlo su un nuovo treno

un telefono squilla,
squilla, ma nessuno
risponde.

Dorothy Parker mid life

MISSES JENSEN, APARTMENT 101

Herberto, that Herberto, what he’s done now!
Little Dorothy, poor little feller’s
gotten so fat-you know that stray
you named and it’s left to me to feed it,
He can hardly make it over to the wall, get
down here where dinner’s all set out for him.
He stands up there, holds his breath,
then comes down hard like a pot
of stew meat. Poor little feller.
He gobbles up the Friskies, swallows
a half bowl of water then can hardly
get his poor heavy self back over.
So I set out that blue vynil chair
I picked up from Woolsworths,
maybe nineteen ninety-nine on sale,
down from twenty-four,
so he can aim for that, then jump
a little on it, haul himself back
over, be on his way.
But that Herberto, just because it
looks untidy–he thinks!–for the tenants,
he keeps setting it over by that beat-up tree,
moving it from where I only just
this second got finished moving it to!
What’s more he keeps dumping
out the food I set down in
my little cat dishes and putting
them off to the side there.
Just because some folks on their way
to the trash can’t watch where
they’re going, step into the chicken-tuna
and go cry-babying down the hall,
he dumps out my cat food dishes
and puts them away. Nerve!
And next morning, Dorothy,
little Dorothy Parker, poor feller, funny
name for a boy cat, standing on
the wall outside too fat to come down
just moaning his heart out.
And my good chair on sale,
my little cat dishes white and blue
going back and forth, ‘round and ‘round.
Herberto, oh, oh! that Herberto!
Seems like every right thing I try
to put down in this world he sets it back!

SIGNORA JENSEN, APPARTAMENTO 101

Herberto, quell’Herberto, cos’ha combinato adesso!
Il Piccolo Dorothy, quel poveretto
è diventato così grasso, sai quel randagio
che hai chiamato così e mi tocca sfamare,
a stento riesce a superare il muro
e scendere giù dove gli ho preparato la cena.
Se ne sta lì imbacchettato, trattiene il fiato,
poi si cala giù rigido come una pignatta
di carne stufata. Poveretto.
Si ingozza di Friskies, ingoia
mezza ciotola d’acqua e dopo
grosso com’è non sa più risalire.
Così ho messo fuori la sedia blu di vinile
che ho preso da Woolsworth,
a 19 dollari e 99 in svendita, forse,
da 24 che veniva,
così lui la punta, incerto
ci salta sopra, poi si arrampica su
e se ne torna indietro.
Ma quell’Herberto, solo perché
crea disordine (dice lui!) per i condòmini,
continua a spostarla vicino a quell’albero malconcio,
togliendola da dove l’ho poggiata
giusto un attimo fa!
E come se non bastasse continua a buttarmi via
il cibo che ho messo
nelle ciotoline per gatti
e me le sposta lì in fondo.
Solo perché qualcuno andando
a buttare la spazzatura
non guarda dove mette i piedi,
calpesta il paté gusto pollo e tonno
e torna in ingresso piagnucolando,
mi svuota le ciotoline col cibo per gatti
e le mette via. Che faccia tosta!
E la mattina seguente, Dorothy,
il piccolo Dorothy Parker, poveretto,
che nome buffo per un gatto maschio, se ne sta
sul muro lì fuori troppo grasso per scendere
miagolando così forte che gli scoppia il cuore.
E la mia bella sedia in svendita,
i miei piattini per gatti bianchi e blu
che vanno avanti e indietro, avanti e indietro.
Herberto, oh, oh! Quell’Herberto!
Ogni cosa che cerco di sistemare
in questo mondo, lui me la manda all’aria!

*

7.3

It’s as if my room’s been depressurized, the bravado
sucked out. See what a sudden loss of confidence can do?

The environs rattle their cage, bring on
an attack of nerves like nothing I’ve known since

The Fun House at Ocean Beach—those jet bursts
of air, the mechanical lady shrieking like an inmate.

But I don’t have time to review this life flashing
past my eyes like the preview of a low budget movie,

there’s death to work on.
Who has copies of my unpublished works?

If my cats crawl out of the wreck, how will they live?
Does this mean I’m off the hook for those parking tickets

and credit card debts? Like a fool I follow
everyone’s advice, leap for the doorframe,

which will snap like breadsticks when the floor
caves, the ultimate letdown.

When it stops, my sense of The Real won’t quit
shaking. Bad

Earth. The blue-dark mother holds us and her love
turns.

Magnitudo 7.3

È come se la mia stanza fosse stata depressurizzata, la spavalderia
risucchiata. Vedete cosa fa un’improvvisa perdita di coraggio?

I dintorni scuotono le gabbie, e mi viene
un attacco di nervi come non capitava dai tempi

della Casa degli orrori a Ocean Beach, quei getti d’aria,
la donna meccanica con il suo urlo da carcerata.

Ma non ho tempo di rivedere questa vita che mi scorre
davanti come il trailer di un film a basso costo,

la morte richiede lavoro.
Chi ha le copie delle mie opere inedite?

Se i miei gatti strisciassero fuori dalle macerie, come sopravviverebbero?
Vuol dire che la farò franca per quelle contravvenzioni
e lo scoperto sulla carta di credito? Come una sciocca seguo
i soliti consigli, balzo verso lo stipite della porta,

che si spezzerà come un grissino quando il pavimento
sprofonderà, l’ultimo tradimento.

Quando finirà, il mio senso del Reale tremerà
ancora. Terra

cattiva. La cupa madre blu ci abbraccia e il suo amore
gira.

© Suzanne Lummis / Veronica Chiossi

Suzanne Lummis è stata vincitrice della borsa COLA (City of Los Angeles) 2018/2019, una donazione del Dipartimento per le Attività Culturali destinata a eminenti artisti a metà carriera per il finanziamento di nuove opere. Le poesie di Suzanne sono apparse in prestigiose riviste negli Stati Uniti e su The New Yorker. Ha pubblicato tre raccolte IdiosyncrasiesIn DangerOpen 24 Hours, insegna da quasi trent’anni presso il corso di Scrittura Creativa alla UCLA. Poetry.la produce la sua provocatoria serie video sulla poesia e il film noir, They Write by Night. Le seguenti poesie sono tratte da Open 24 Hours.

Suzanne Lummis was a 2018/19 COLA (City of Los Angeles) fellow, an endowment from the Cultural Affairs Department to distinguished mid-career artists and writers to produce new bodies of work. Suzanne’s poems have appeared in notable literary magazines across the U.S., and in The New Yorker. She has published three full-length collections, IdiosyncrasiesIn Danger, and Open 24 Hours, and has taught for almost 30 years through the UCLA Extension Writers’ Program. Poetry.la produces her provocative and sometimes irreverent video series on poetry and film noir, They Write by Night.

La prima parte delle traduzioni disponibili a questo link: https://leortique.wordpress.com/2020/08/24/un-mondo-noir-lumorismo-di-sopravvivenza-in-suzanne-lummis/

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