♫ “L’arte è necessaria perché abbiamo bisogno di due mondi in cui vivere” – un’intervista alla artista Antje Stehn e alcune sue poesie / “Arts matter because we need two worlds to live in” an interview to the artist Antje Stehn and some poems. [ita/eng]

di Valentina Di Cesare e Viviana Fiorentino

[eng text below]

Latitudini/Latitudes

Antje Stehn, nata in Germania, risiede in Italia. Poeta, artista visiva, produttrice video, curatrice artistica, dal 1990 ha esposto il suo lavoro in numerose mostre internazionali in Europa e negli Stati Uniti. Nel suo lavoro, le sue poesie sono integrate alle installazioni dando luogo a delle performance poetico-artistiche. Fa parte del Collettivo internazionale Poetry is my passion che opera a Milano e organizza eventi transculturali per la promozione della diversità linguistica e culturale nella comunità cosmopolita. Curatrice di  “Milano, una città mille lingue” per la rivista di poesia TamTamBumBum. Antje fa parte del comitato scientifico del Piccolo Museo della Poesia di Piacenza. È redattrice del blog latino-americano Los Ablucionistas e del blog Teerandaz in Bangladesh. Le sue poesie sono tradotte in italiano, inglese, tedesco, polacco e spagnolo.

Valentina e Viviana: Sei una scrittrice bilingue. Quante lingue usi per scrivere? Pensi che la tua scrittura sia influenzata dal tuo background culturale? E, come artista, cosa ti ossessiona di più?

Antje Stehn: Uso due lingue per la scrittura, entrambe includono due Weltanschauungen, due visioni del mondo. Il linguaggio forma il pensiero. Se amo qualcuno in lingua tedesca, lo esprimo in un modo completamente diverso rispetto a come farei in italiano: chi parla più lingue ha due o più identità. Queste identità sono fluide in un mondo che sta cambiando a una velocità senza precedenti. Noi siamo benommen, come diremmo in tedesco, storditi ed eingenommen, assorbiti da questa vita che corre e cambia, proprio come fa il linguaggio. Il linguaggio è un organismo vivente. Per un artista, trovare la sua identità significa trovare il linguaggio adatto per la contemporaneità. Il linguaggio però cambia continuamente perchè è il mondo a cambiare. Il caporedattore del Guardian, Katherine Viner, ha chiesto ai suoi giornalisti di non usare più il termine “cambiamento climatico”, perché non è adatto a esprimere la gravità della situazione, ma piuttosto li ha invitati a parlare di “emergenza climatica”, “crisi climatica” o “tracollo climatico”, espressioni più appropriate dati i 18 gradi registrati in Antartide lo scorso inverno.

Valentina e Viviana: Trovi che ci sia una differenza tra l’usare linguaggi diversi come scrittrice e come artista visiva?

Antje Stehn:È una domanda interessante. Non usiamo solo linguaggi diversi per scrivere o per parlare, ma ci sono infiniti linguaggi di espressione creativa. Ogni buon artista visivo ha il suo linguaggio che è diverso dagli altri. Più a lungo lavori nell’arte visiva, più linguaggi riesci a capire e a far emergere.

 Valentina e Viviana: Cosa vi è di inatteso (che siano sorprese o difficoltà) nello scrivere in una lingua diversa dalla propria lingua madre?

Antje Stehn: Amo le parole che migrano, che entrano nel lessico di un’altra lingua all’interno della quale si trasformano in qualcosa di diverso. Ecco un esempio: la parola inglese “box”  in italiano è stata nobilitata ed è diventata “garage”.  

In ogni lingua ci sono parole che esprimono qualcosa che non è traducibile, ad esempio, la parola tedesca Vergangenheitsbewältigung, che significa “elaborazione del passato”. Che questa parola esista in tedesco non sorprende, probabilmente più di tutti abbiamo bisogno di un confronto con il passato, ma in Italia la maggior parte delle persone non capisce perché ci sentiamo ancora in colpa per quello che è successo durante il nazifascismo. Poi, abbiamo la parola Fremdschämen, un’altra parola tedesca intraducibile. Significa “sentirsi in imbarazzo per qualcosa che qualcun altro ha fatto”.

Valentina e Viviana: È cambiato il tuo rapporto con la tua madre lingua da quando sei entrata in contatto, sia nella vita di ogni giorno che nell’arte, con altre lingue?

Antje Stehn: Sì, prima perché ho dovuto conoscere la mia lingua visto che ho insegnato il tedesco agli italiani e improvvisamente molte espressioni alle quali non avevo mai fatto caso sono diventate interessanti. Vedere la tua lingua e la tua cultura attraverso gli occhi di uno straniero può insegnarti molte cose. Molti italiani studiano il tedesco per leggere i filosofi tedeschi in lingua originale, cosa che mi ha incuriosito e ha ispirato il mio interesse per la filosofia.

Valentina e Viviana: Hai creato e fondato il progetto Rucksack, A Global Poetry Patchwork 2020, Voicing diversity. Puoi dirci qualcosa riguardo a questo progetto e cosa ti ha ispirato?

Antje Stehn: Rucksack, at Global Poetry Patchwork è un progetto di installazione artistica in mostra dal 26 settembre 2020 presso il Piccolo Museo della Poesia Chiesa di San Cristoforo, a Piacenza, Italia. Consiste in una grande borsa, lo Zaino, fatta di bustine di tè essiccate affiancate da una esposizione di poesie brevi inviateci da più di 250 poeti da tutto il mondo, durante la pandemia del Covid. Un’installazione audio in loop offre al pubblico l’opportunità di ascoltare le voci dei poeti che leggono nella loro lingua madre. L’opera riunisce un gran numero di persone, luoghi, visioni, linguaggi, sottolineando il valore della vicinanza, così significativo in questo momento storico segnato dalla distanza e dal confinamento.

Le bustine di tè hanno una lunga storia che risale al XVIII secolo, quando i cinesi iniziarono a cucire piccoli sacchetti quadrati per preservare al meglio l’aroma dei diversi tè. Le bustine di tè continuano ad essere uno dei contenitori più piccoli che usiamo e abbiamo in ogni casa. Le borse furono tra i primi strumenti utilizzati da donne e uomini per trasportare oggetti e ricordi. I nostri antenati erano cacciatori-raccoglitori, ma in realtà raccoglitori, dato che l’80% del loro cibo proveniva dalla raccolta di semi, radici, frutti, contenuti in reti, sacchi e in qualsiasi tipo di contenitore leggero. Dunque, le borse erano strumenti importanti per il trasporto delle merci, ieri come oggi: basti pensare, per esempio, alle borse utilizzate come contenitori per la spesa nei supermercati. Per questo abbiamo deciso di usare la bustina di tè come simbolo, come cuore di un incontro culturale, e lo Zaino come traccia del nostro legame con la natura e la migrazione.

Tuttavia, non possiamo non chiederci perché le raffigurazioni di grandi scene di caccia predominano sulle pareti delle grotte, piuttosto che le persone impegnate a raccogliere e trasportare borse per raccogliere cibo…Questa domanda è venuta in mente anche a Ursula K. Le Guin, autrice di fantascienza conosciuta per Carrier Bag Theory of Fiction, fiction che si basa appunto sulla Carrier Bag Theory of Human Evolution dell’antropologa Elizabeth Fisher. Le Guin ha osservato che è difficile raccontare una storia su come i semi vengano estratti dalla buccia, giorno dopo giorno nello stesso modo. La caccia, invece, è una vera avventura, piena di pericoli e sorprese, la cui apoteosi finale è l’uccisione, pensiamo a un enorme mammut, ad esempio, che cade a terra. Questo è materiale per una storia d’azione ed è ciò che i nostri antenati probabilmente si dicevano seduti intorno al fuoco. Ma anche tragicamente segna l’inizio della normalizzazione della violenza e di una narrazione incentrata su di essa. L’atto di raccolta, d’altra parte, aveva scarso potenziale narrativo; nel migliore dei casi era adatto per la poesia che parlava del mondo ai margini, a cui pochi sono interessati. Tuttavia, a ben vedere, la poesia ci racconta di uno sguardo diverso sul mondo, di un’alternativa al monopolio generato da una singola storia. Questo è il motivo per cui il progetto include lo Zaino realizzato con bustine di tè riciclate, una raccolta di brevi poesie dei partecipanti e un audio in loop.

L’installazione si può vedere qui:

Abbiamo anche un canale Youtube:

https://youtube.com/channel/UCaFs-2l5Tv0H-Rfkibm4N6A

Valentina e Viviana: Che gioco ha avuto essere donna nella scrittura e nella pratica artistica? Anche nel senso dell’avere una voce riconosciuta nel panorama editoriale e artistico italiano?

Antje Stehn: Quando ho iniziato a esporre la mia arte negli anni 80, avevo dei contratti con delle gallerie in Germania e in Svizzera. Attraverso queste, i miei lavori sono stati portati alle grandi fiere d’arte di Colonia e Basilea. Lì alcuni galleristi italiani hanno visto i miei lavori ed è così che sono riuscita ad esporre alcuni dei miei quadri, ad esempio alla Galleria Lorenzelli, importante Galleria storica di Milano. In quella occasione, fu una vera e propria sorpresa sentire la figlia di un gallerista dirmi: “Devi essere molto orgogliosa, sei la prima donna che espone in questa galleria!”. Fu davvero scioccante. E negli anni la mentalità non è cambiata poi così tanto. L’anno scorso per Poetry is my Passion abbiamo partecipato a un bando e abbiamo proposto una performance di arte multimediale. Siamo state rifiutate ma, poi, quando ho guardato gli artisti scelti, su dieci non c’era neanche un’artista donna. Ho scritto agli organizzatori dicendo loro che non era accettabile, ma la donna che mi rispose al telefono disse che la scelta si era basata sulla qualità dei lavori. Il punto è che molte donne non hanno alcuna consapevolezza di questo squilibrio. Per quanto riguarda la poesia è più o meno la stessa cosa. I poeti uomini mantengono l’amministrazione di luoghi pubblici importanti qui a Milano, come La Casa della Poesia di Milano; d’altra parte, le donne organizzano molti eventi importanti, il nostro collettivo Poetry is my passion sta collaborando principalmente con donne, non per scelta, ma perché le donne sono quelle che si propongono, che sono piene di idee e amano collaborare.

Valentina e Viviana: L’arte è necessaria perché…

Antje Stehn: … perché abbiamo bisogno di due mondi in cui vivere.

***





Valentina and Viviana: You are a bilingual writer. How many languages do you use for writing and is your writing influenced by cultural background?  What are your obsessions as an artist?

Antje Stehn: I use two languages for writing, which includes two Weltanschauungen, visions of the world. Language forms thought.  If I love somebody in the German language, I express it in a completely different way than in Italian: so somehow who is multilinguistic has two or more identities. These identities are fluent in a world that is changing at unprecedented speed. We are benommen, as we would say in German, stunned and eingenommen, absorbed by this life that runs and changes as the language does. Language is a living organism. Finding identity for an artist means finding the right language for contemporaneity. The language, however, changes continuously because the world changes. Thus the editor-in-chief of the Guardian, Katherine Viner, indicated to her journalists not to use the term climate change anymore, because it is not suitable to express the gravity of the situation, but rather talk about a climate emergency, climate crisis or climate collapse, more appropriate expressions, given the 18 degrees in Antarctica last winter.

Valentina and Viviana: What’s the difference between using different languages as a writer or visual artist?

Antje Stehn: That’s an interesting question. We don’t use just different languages for writing or for talking but there are infinite languages of creative expression. Every good visual artist has his own language which is different from the others. The longer you work in visual art the more languages you can understand and emerge in.

Valentina and Viviana: What are the surprises (wonders or difficulties) of writing in a language other than the mother tongue language?

Antje Stehn: I love the words that  migrate, they enter into the lexicon of another language where they are transformed into something different, such as e.g. the English word “box”, in Italian has been ennobled and has become a “garage”.

In every language there are words that express something that is not translatable, e.g. the German word Vergangenheitsbewältigung, which means elaboration of the past. That this word exists in German, does not surprise, probably no other people need a confrontation with the past like we do, but in Italy most people don’t understand why we still feel  guilty for what happened during the Nazi-fascism. Therefor we have the word Fremdschämen, another German word that you cannot translate. It means feeling embarrassed about something someone else has done.

Valentina and Viviana: Has your relationship with your mother tongue changed after being exposed or with using other languages?

Antje Stehn: Yes, first I got to know my own language because I taught German to Italians and suddenly lots of expressions which I never lost a thought about became interesting for me. Seeing your language and culture through the eyes of a foreigner can teach you many things. Many Italians study German to read the German philosophers in original language. That made me curious and inspired my interest in philosophy.

(dress of industial eggs)

Valentina and Viviana: You conceived the project Rucksack, A Global Poetry Patchwork 2020, Voicing diversity. Could you please tell us more about this project and ideas and inspirations behind it?

Antje Stehn: Rucksack, at Global Poetry Patchwork is an art installation project that is on show in since September 26, 2020 at the Il Piccolo Museo della Poesia Chiesa di San Cristoforo, in Piacenza, Italy. It consists of a large bag, the Rucksack, made of dried tea bags and an exhibition of short poems which more than 250 poets from all over the world send me during the Covid Pandemic. An audio loop installation provides the public with the opportunity to listen to the voices of the poets reciting in their mother tongues. The work brings together a great number of people, places, visions, languages, emphasizing the value of closeness, so significant in this historical moment marked by distance and confinement.

Tea bags have a long history dating back to the eighteenth century, when the Chinese started sewing small square bags to better preserve the aroma of the different teas. Tea bags continue to be one of the smallest containers that we use and find in every home. Carrier bags were among the first tools used by women and men to carry objects and memories. Our ancestors were hunter-gatherers, but actually gatherers, given that 80% of their food came from collecting seeds, roots, fruits in nets, bags and in any type of light container. Bags were important tools for transporting goods, yesterday just like today, as we can see bags being used as shopping containers in the supermarkets. Therefore, we decided to place the tea bag at the center of attention, as the heart of a cultural meeting, and the Rucksack as a trace of our bond with nature and migration.

However, we cannot but wonder why are depiction of great hunting scenes predominant on the walls of caves rather than people busy harvesting and carrying bags to collect food? This question also occurred to Ursula K. Le Guin, a science fiction writer who wrote the so-called Carrier Bag Theory of Fiction, based on the Carrier Bag Theory of Human Evolution by anthropologist Elizabeth Fisher. Le Guin noted that it is difficult to tell a story about how seeds are extracted from the peel, day after day in the same way. Hunting, on the other hand, is a real adventure, full of dangers and surprises, its final apotheosis being the killing, when a huge mammoth, for example, falls to the ground. This is material for an action story and it is what our ancestors probably told each other sitting around the fire. But also tragically, it marks the beginning of the normalization of violence and of a narrative focused on it. The act of gathering, on the other hand, had little narrative potential; at best it was suitable for poetry dealing with the world at the margins, that few care about. However, on closer inspection, poetry tells us about a different look at the world, of an alternative to the monopoly generated by a single story. This is the reason why the project includes the Rucksack made with recycled tea bags, a collection of short poems by the participants and an audio loop.

To have a closer idea you can watch this little documentary on YouTube.

And we have also a Youtube channel: https://youtube.com/channel/UCaFs-2l5Tv0H-Rfkibm4N6A

Valentina and Viviana: What does it mean for you to be a woman writer and artists? Do you think women have a recognised voice in the editorial and artistic Italian context?

Antje Stehn: When I started exhibiting my art in the 80ties, I had contracts with Galleries in Germany and in Switzerland. They took me to the great art fairs in Cologne and Basilea and there some Italian Gallerists saw my work and that’s how I succeeded to show some of my paintings for example at the Lorenzelli Gallery, a historical important Gallery in Milan. What a big surprise when the daughter of the Gallerist came to me and said:” You can be very proud, you are the first woman who is exhibiting in this gallery!” Really shocking. But through the years the mentality has not changed so much. Last year together with PoetryismyPassion we participated in a call and  we  proposed a Multimedia Art performance. We were rejected but when I looked at the artists which were chosen, out of 10 there was not one woman artist. I wrote to the organizers, that this is not acceptable, but a woman answered me that the choice was made for quality. The point is that many women don’t have any consciousness of this imbalance. Regarding poetry it’s more or less the same. Male poets keep the administration of the important public places here in Milan, like La Casa della Poesia di Milano, and on the other hand women organise a lot of  important events, our  collective Poetryismypassion is  collaborating mostly with women not for choice, but the women are full of ideas and like to cooperate.

Valentina and Viviana: Arts matter because….

Antje Stehn: …because we need two worlds to live in.

Poesie/ poems [and podcasts]

Unstitched threads [Eng/Ger]

I’d like to show you the seeds

of jasmine in their husk

lying in the minimum space

folded one on top of the other

indistinguishable silent life

peel them from their pod!

word by word

isolated voices in form of a parachute

seeking their landing site

Freedom!

a nice word, right?

a sweater word

pulled over the head

hundreds of times with a sure hand

suddenly it’s the wrong way around

unstitched threads dangle

round the utopia

of an open society.

Unvernähte Fäden

Schau mal die Samen

des Jasmins in ihrer Schote

auf engstem Raum einer neben den

anderen gefaltet

ununterscheidbar stummes Leben

nimm sie aus der Schale!

Wort für Wort

einzelne Stimmen in Form eines Fallschirms

suchen ihren Landeplatz

Freiheit!

ein schönes Wort

ein Pulloverwort

hunderte male mit sicherer Hand

über den Kopf gezogen

plötzlich falsch herum

unvernähte Fäden baumeln

um die Utopie

einer offenen Gesellschaft.

Earthworms [Eng/ Ita]

no algorithmic machine controls

who works in the underground

slowly, steadily

inside the earth, little considered

with passages made of continuous dejections

and boredom canceled out by dopamine shots

the   brain a kind of Olympus with infinite divinities

continuous building of identity

vulnerability developed over millions of years

just a predictive model

What do you like, how much you like and what you will like

the earthworm already knows.

Lombrichi

nessuna macchina algoritmica controlla

chi lavora nel sottosuolo

lentamente con costanza

dentro la terra, poco considerato

con passaggi fatti di continue deiezioni

e la noia annullata a colpi di dopamina

il cervello una specie di Olimpo con infinite divinità

in cerca d’identità

La vulnerabilità sviluppata in milioni di anni

un modello predittivo.

Cosa ti piace, quanto ti piace e cosa ti piacerà il lombrico lo sa già.

Changing [Eng/ Ger]

Derailed on the tracks of biology

overheated by media fever

fears stink like

burnt brake pads

imperceptibly gliding

down the respiratory tract

in the void

inside a house

insane scrawny loneliness

gesticulates

notches fall

through buttoned shutters

like silverfish from books

past life

carefully folded

is squatting

on the floor.

Umsteigen

Entgleist auf den Schienen

der Biologie 

medial überhitzt

Angst stinkend

wie verbrannte Bremsbeläge

unmerklich  kriecht es die Atemwege

hinunter

und wieder eine Leerstelle

In irgendeiner Wohnung

gestikuliert abgezerrt

der Irrsinn der Einsamkeit

Kerben fallen durch

zugeknöpfte Fensterläden

wie Silberfischlein aus Büchern

vergangenes  Leben

säuberlich gefaltet

hockt am Boden.

Crooked Time [Eng/ Ger]

The body is consuming itself

in its different parts at different times

the teeth are ceramic

the heart a weak pump

and in the end, we wrinkle

like used tea bags

desires of eternal youth

sealed in porous paper.

When weeks turn into months

the waiting becomes a bedsit flat

and the skin of the room is stretched

like a dress of thorns

worn upside down

and the stubborn spring

out there in front of the window

sucks so eagerly

like a milking machine

that pretends to be a calf.

Verbogene Zeitchronik

Der Körper in seinen verschiedenen Teilen

verbraucht sich zu unterschiedlichen Zeiten

die Zähne aus Keramik

das Herz eine schwache Pumpe

am Ende  verschrumpeln  wir

wie verbrauchte Teebeutel

der Wunsch nach ewiger Jugend

im porösen Papier versiegelt

Wenn Wochen Monate dauern

wird das Warten eine Einzimmerwohnung

und die Haut des Raumes dehnt sich

wie ein Kleid aus Dornen

verdreht getragen

nur der hartnäckige Frühling

da drauβen vor dem Fenster

saugt so eifrig

wie eine Melkmaschine

die so tut als wäre sie 

ein Kalb.

Meme (at the Louvre) [Eng/ Ita]

They touch her

open her with curious fingers

tear her pixelated smile to pieces

in an endless carnival

her aura an exhausted battery

perishes in the unpredictable roads

of algorithms

for anyone to use

pinch open pinch close

the Gioconda is an I-Pad.

Meme

la palpano

l’allargano

dita curiose

sbranano il suo sorriso di pixel

in un carnevale infinito

sua aura una batteria esausta

perisce nelle strade imprevedibili

degli algoritmi

ad uso di chiunque

pinch open pinch close

la Gioconda è un I-Pad.

Lucky e Zorba [Eng/ Ita] (1)

The pandemic is an open newspaper

little attention is paid to the space

between one word and another

until the voice is gone.

cats and poets

are lightening towers

in the black

their swollen bellies

full of red herrings 

and they know how to sand

that rough strip

between fear and desire

who only has arms to fly

should open them!

Lucky e Zorba

La pandemia è un giornale aperto

poco si bada allo spazio

fra una parola e l’altra

finché la voce non c’è più.

i gatti e i poeti

come fari notturni

hanno pance piene

di arringhe crude

e sanno scartavetrare

quella striscia ruvida

fra paura e desiderio

chi per volare

ha solo le braccia

le apra!

(1) Questa poesia è dedicata a Luis Sepulveda, che ricevette asilo politico ad Amburgo, la città dela mia infanzia, nella quale trascorse dieci anni della sua vita e dove scrisse una delle sue più belle storie, “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”. Sepulveda è morto di Covid 19 il 16 aprile di quest’anno. // This poem is dedicated to Luis Sepulveda, who got political asylum in Hamburg, the city of my childhood, where he spent 10 years of his life  and wrote  one of his most beautiful stories: “The Story of A Seagull and The Cat Who Taught Her To Fly”. He died of Covid 19 on the 16th of April .

© Antje Stehn

© Valentina Di Cesare & Viviana Fiorentino

One thought on “♫ “L’arte è necessaria perché abbiamo bisogno di due mondi in cui vivere” – un’intervista alla artista Antje Stehn e alcune sue poesie / “Arts matter because we need two worlds to live in” an interview to the artist Antje Stehn and some poems. [ita/eng]

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  1. Antje’s answers are very profound, like her poetry and her art. So fascinating, and sincere the way ‘creativity’ should be–stimulating.

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