♫ Freda Laughton, l’atto ribelle di essere una scrittrice – un’intervista alla prof. Lucy Collins (UCD) / Freda Laughton, the rebel act of being a woman writer – an interview to Dr Lucy Collins (UCD)

[Eng below] [poesie di Laughton, traduzioni in italiano e un’interpretazione musicale per voce dopo l’intervista / Laughton’s poems, Italian translations and voice interpretation below the interview]

Freda Laughton (1907-1995) è una poetessa irlandese molto poco conosciuta. Riscoperta in Irlanda nell’ultimo decennio, è una di quelle scrittrici simbolo di un panorama critico che ha sottratto una parte importante della storia della letteratura. La poesia della Laughton è sovversiva e lontana da ogni retorica. Il nome di Laughton è entrato nella poesia moderna irlandese, grazie all’opera di divulgazione della professoressa Lucy Collins (UCD), che qui intervistiamo, e Emma Penney (UCD), oltre che a Christine Murray (poeta e redattrice del LitBlog PoetHead) e Walt Hunter (Professore alla Clemson University and alla NUI Galway).

Freda Laughton (1907-1995) is an Irish poet, rediscovered in Ireland in the last decade. She is one of those writers who symbolize the many women artists forgotten by the historians and critics of literature. Laughton’s poetry is subversive and far from any rhetoric. Laughton’s name has entered modern Irish poetry, thanks to the work of prof Lucy Collins (UCD), here interviewed by Le Ortique, and Emma Penney (UCD), as well as Christine Murray (poet and editor of LitBlog PoetHead) and Walt Hunter (Professor at Clemson University and NUI Galway).

Alessandra & Viviana: Chi è Freda Laughton e perché è scomparsa dalla letteratura irlandese?

Lucy Collins: Freda Laughton fu una poetessa che visse e scrisse in Irlanda, legata ai circoli letterari e artistici dagli anni ’40 in poi. Ha pubblicato un libro di poesie, A Transitory House, con Jonathan Cape nel 1945, ma è assodato che abbia scritto molte altre poesie, la maggior parte delle quali rimaste inedite. Il suo rapporto con la letteratura irlandese fu – in un certo senso – tangenziale, poiché non era nata in Irlanda, non scriveva direttamente sui temi irlandesi né era una figura di spicco nella cultura letteraria irlandese. Eppure, la sua breve fioritura e la successiva scomparsa servono a ricordarci i limiti della tradizione, la sua capacità di distorcere ed escludere, oltre che di confermare e celebrare. Sebbene Laughton possa essere apparsa fin dall’inizio come una outsider, per un certo periodo il suo lavoro è stato al centro della nuova poesia irlandese, apparendo in periodici rinomati come The Bell, guadagnando l’ammirazione dei colleghi scrittori. Nonostante questi inizi, Laughton non sostenne la sua produzione edita, per ragioni che rimangono ancora poco chiare. Ovviamente c’erano tanti ostacoli per le scrittrici durante quel periodo: la cultura letteraria irlandese aveva un carattere prevalentemente maschile e gli spazi in cui le donne potevano prosperare erano pochi. Condizioni che rendevano difficile sostenere e dedicare una vita alla scrittura.

Alessandra & Viviana: Attraverso quale percorso hai scoperto Freda Lughton?

Lucy Collins: Ho incontrato per la prima volta il lavoro di Laughton in un’antologia del 1948 intitolata New Irish Poets, pubblicata a New York da Devin-Adair. Sono stata attratta dalla modernità della sua scrittura e dalla vivida intimità della voce poetica – in un’antologia di oltre 30 contemporanei ben scelti, il suo lavoro spiccava. Ho sempre incluso alcune delle sue poesie nei miei corsi di letteratura irlandese all’University College di Dublino e quando ho iniziato a mettere insieme la mia antologia – Poetry by Women in Ireland: A Critical Anthology 1870-1970 (Liverpool University Press, 2012) – ho ricercato la sua opera in modo più sistematico. La lettura della singola raccolta di Laughton ha confermato in pieno il controllo e la versatilità della sua poesia, nonostante la sua produzione edita fosse piccola. Poesie individuali apparvero su giornali e riviste alla fine degli anni Quaranta suggerendo nuove direzioni creative, e le sue storie per bambini furono lodate (anche se alla fine non furono pubblicate) da Routledge; poi tutto finì nel silenzio. Questo silenzio è stato per me da un lato sconcertante dall’altro allettante.

Antologie che raccolgono lavori di Laughton / A group of anthologies that feature Laughton’s work (photo kindly provided by Lucy Collins)

Alessandra & Viviana: Pensa che ci sia stata una tendenza nella critica letteraria irlandese a collegare la poesia delle donne alla sfera privata? Che impatto può avere avuto sulla comprensione della poesia di Freda Laughton?

Lucy Collins: C’è stata una tendenza nella critica letteraria irlandese a presumere che la poesia delle donne riguardasse principalmente l’esperienza personale e a respingerla proprio per questo motivo. In realtà, le poete si sono, per secoli, impegnate in questioni sociali e politiche – oltre che in quelle private. Per questo motivo, la loro poesia offre spunti sul rapporto dinamico tra la sfera privata e pubblica, nonostante e i lettori abbiano spesso scelto di ignorarla. Il lavoro di Laughton è unico, rispetto al suo tempo storico, sia per la sua esplorazione degli stati interiori, che per il suo modo schietto di trattare il corpo e la mente. Lo scopo di questa intimità poetica non è richiamare l’attenzione sul sé della scrittura, ma invece catturare l’immediatezza della percezione ed esplorare la natura dialogante degli stati emotivi e fisici. La poesia di Laughton non è politica, almeno nel modo usuale di comprendere la parola, ma è politica perché espone aspetti dell’esperienza delle donne in un modo del tutto nuovo nell’Irlanda del tempo. La sua poesia ha avuto i suoi araldi: Valentin Iremonger, per esempio, ha stampato una serie di poesie di Laughton in The Bell e ha scritto e pubblicato una valutazione ponderata del suo lavoro anche prima che il suo primo libro apparisse. Altri, invece, non ne furono così colpiti. Austin Clarke liquidò A Transitory House definendola “poesie cupe scritte in modo trito”; e anche il modo diretto di Laughton di trattare l’esperienza privata ha attirato le critiche dei lettori del tempo.

Alessandra & Viviana: Un atto di recupero – come quello dell’opera di Freda Laughton – offre nuove metodologie critiche per gli studi letterari irlandesi?

Lucy Collins: L’occlusione di Laughton all’interno della storia poetica irlandese ci ricorda la necessità di mettere in discussione le opinioni critiche ricevute dal passato e di reinventare le tradizioni culturali alla luce delle nuove scoperte. Ci sono molte ragioni per le quali alcuni poeti possano andare persi nel tempo e spesso queste hanno poco a che fare con il valore del loro lavoro o con il loro potere di coinvolgere i lettori. Gli imperativi politici e i gusti prevalenti possono escludere scrittori capaci e visionari; in modi sia sottili che espliciti, le questioni di genere, classe, etnia e appartenenza religiosa hanno portato all’emarginazione di vari autori irlandesi. Tuttavia, finché le biblioteche e gli archivi continueranno a preservare questi scritti e le famiglie degli scrittori riconosceranno il valore accademico dei documenti letterari, sarà possibile recuperare il lavoro rimasto trascurato e far sì che venga invece apprezzato dalle generazioni successive. Per un decennio o più, la poesia di Laughton ha trovato un posto all’interno della tradizione irlandese, ma la sua indagine su certi stati soggettivi difficili da trattare era in anticipo sui tempi; una sfida per i lettori irlandesi ad accettare le donne sia come autrici che come soggetti, nei testi scritti, da un lato oscuri ma anche rivelatori. Impegnarsi nuovamente nello studio di questa poesia non richiede necessariamente nuove metodologie, ma di certo richiede una reinterpretazione e un rinnovamento dei nostri approcci, in modo esteso, riconoscendo i limiti culturali – passati e presenti – che interferiscono con il pieno sviluppo della vita creativa di una donna.

Alessandra & Viviana: Cosa sappiamo della sua biografia, come donna e scrittrice? E cosa sappiamo della sua produzione?

Lucy Collins: Fino a poco tempo fa si sapeva molto poco della sua biografia. Nata Winifred Marshall a Bristol, si è trasferita in Irlanda al momento del suo primo matrimonio con L.E.G. Laughton. Ha vissuto brevemente a Dublino e per un lungo periodo ad Antrim, dove è stata associata a un gruppo di artisti e scrittori, tra cui John Hewitt, e dove si è incrociata con Louis MacNeice. Emma Penney. Di recente una studentessa di dottorato all’University College di Dublino ha preso contatto con la famiglia di Laughton; speriamo che presto saranno disponibili per gli studiosi e i lettori ulteriori scritti inediti della poeta. Maggiori dettagli sulla vita di Laughton e, in particolare, sul suo lavoro inedito, non solo faranno luce su una poeta affermata e da ricordare, ma si aggiungeranno anche a un quadro già complesso della produzione creativa nell’Irlanda della metà del secolo. Laughton ha scritto poesie e prosa, nonché storie per bambini, ma solo una piccola parte di questo lavoro è stata pubblicata. A differenza di molti dei suoi predecessori, come Katharine Tynan che era una scrittrice prolifica in diversi generi, Laughton esemplifica alcune delle sfide di una generazione di donne che ha iniziato a scrivere negli anni Trenta e Quaranta e che ha scoperto di non avere né il sostegno di un movimento letterario nazionale, né l’energia della trasformazione femminista che avrebbe plasmato il periodo post-sessanta per le donne. Sebbene trascurate, le poete della metà del secolo scorso possedevano spesso inventiva formale e intellettualmente erano molto esigenti. Poeti e lettori di oggi hanno molto da imparare da loro.

Bullock Harbour, obliquely referenced in “The Welcome” (Laughton lived briefly nearby)/ Bullock Harbour, Laughton visse per un breve tempo nelle vicinanze
(photo kindly provided by Lucy Collins)

Alessandra & Viviana: A quale particolare filone della letteratura irlandese appartiene Laughton?

Lucy Collins: Dati certi aspetti unici della sua materia poetica e del suo stile, è difficile classificare la poesia della Laughton. In effetti, gran parte della potenza del suo lavoro – e della sua importanza critica – deriva dal fatto che la sua scrittura resiste a questo vincolo classificatorio, rivelandosi audace. Una delle cose che ha inibito il pieno apprezzamento critico della poesia da parte delle donne è la tendenza a definirla in modi che sono limitati e quindi a soffocare una lettura più impegnativa e ampia dei testi. Laughton confuta queste limitazioni critiche attraverso una sua visione unica, cosa che dimostra un suo interesse modernista per gli stati psicologici – le sue letture di Jung ce lo suggeriscono – ma anche un’attenzione all’immanenza del mondo naturale che potrebbe provenire dal periodo romantico.

Alessandra & Viviana: La collezione A Transitory House fu pubblicata nel 1945. Qual era il contesto editoriale di quei tempi e quali altre importanti scrittrici apparivano sulla stampa allora?

Lucy Collins: Gli anni Quaranta furono un decennio difficile per la poesia, sia in Irlanda che in Gran Bretagna. Mentre gli anni Trenta hanno visto una maggiore partecipazione politica da parte dei poeti e il trasferimento di aspetti formalmente innovativi del modernismo in un’arena socialmente impegnata, l’inizio della seconda guerra mondiale inibì lo sviluppo di questa ricerca. Inoltre, la diversità della produzione culturale che ha segnato i primi decenni del XX secolo ha fatto sì che la poesia fosse già diventata un interesse specialistico, cedendo il terreno a riviste e mezzi di trasmissione nella vita comune dei lettori. Durante gli anni della guerra britannica (1939-1945) fu data la priorità alla pubblicazione di libri pratici e popolari e questo influenzò i poeti irlandesi e le loro controparti britanniche, visto che dipendevano in particolare dalle case editrici londinesi. A causa delle sue dimensioni e del suo limitato sviluppo urbano, l’Irlanda non era in grado di sostenere una cultura editoriale diversificata e non aveva un editore dedicato alla poesia fino alla fondazione della Dolmen Press nel 1951. Nonostante queste difficoltà, le poete riuscirono ad affermarsi in qualche modo, in alcuni casi su entrambi lati del Mare d’Irlanda. Blanaid Salkeld (1880-1959) ha attinto dalla sua esperienza teatrale per diventare una poetessa più tardi nella vita, pubblicando cinque libri innovativi, da Hello Eternity (1933) a Experiment in Error (1955), oltre a fondare la Gayfield Press a Dublino. Sheila Wingfield, come Laughton, è nata in Inghilterra ma si trasferì in Irlanda quando suo marito ereditò la tenuta di Powerscourt nella contea di Wicklow. Portava con sé un interesse per le culture orientali e i classici, ai quali diede forma in poesie precise e impegnative. Wingfield rimase con lo stesso editore britannico prima di passare alla Dolmen Press verso la fine della sua carriera; mantenne anche legami con la scena letteraria londinese, dimostrando che vi fossero scambi culturali importanti e trasversali tra le due isole, che hanno plasmato la vita creativa di molte delle poete di questa generazione.


RTÉ One interview to Dr Lucy Collins (UCD) about poet Freda Laughton

Alessandra & Viviana: Who is Freda Laughton and why did she disappear from Irish Literature?

Lucy Collins: Freda Laughton was a poet who lived and wrote in Ireland and was linked to literary and artistic circles there from the 1940s onwards. She published one book of poems, A Transitory House, with Jonathan Cape in 1945 but is known to have written many more poems, most of which remained unpublished. Her relationship to Irish Literature was – in a sense – a tangential one, since she was not born in Ireland, she didn’t write directly about Irish themes nor was she a prominent figure in Irish literary culture. Yet her brief blossoming and subsequent disappearance serve to remind us of the limitations of tradition, of its capacity to distort and exclude, as well as to confirm and celebrate. Though Laughton may have seemed from the first like an outsider, for a time her work was at the centre of the new Irish poetry, appearing in key periodicals such as The Bell and gaining admiration from fellow writers. Despite this promise, Laughton didn’t sustain her published output, for reasons that still remain unclear. There were of course many obstacles for women writers during this period: Irish literary culture was overwhelmingly masculine in character and the spaces where women could flourish were few. These conditions made it difficult for them to sustain a viable writing life.

Alessandra & Viviana: What trail has led you to her?

Lucy Collins: I first encountered Laughton’s work in a 1948 anthology called New Irish Poets, published in New York by Devin-Adair. I was drawn to the modernity of her writing, and to the vivid intimacy of the poetic voice – even in an anthology of more than 30 well-chosen contemporaries, her work shone out. I used to include a handful of her poems on my Irish literature courses at University College Dublin and when I began putting together my anthology – Poetry by Women in Ireland: A Critical Anthology 1870-1970 (2012)– I searched out her poems more systematically. Reading Laughton’s single collection in full confirmed the control and versatility of her poetry, though her published output was small. Individual poems appeared in newspapers and journals in the late 1940s suggesting new creative directions, and her stories for children were praised (though in the end not published) by Routledge; then all went silent. I found this silence at once dismaying and tantalizing.

Alessandra & Viviana: Do you think there has been a tendency in Irish literary criticism to link women’s poetry to the private sphere? What impact has this had on our understanding of Freda Laughton’s work?

Lucy Collins: There has been a tendency in Irish literary criticism to assume that poetry by women is primarily concerned with personal experience and to dismiss it on that account. In reality, women poets have, for centuries, engaged with social and political issues – as well as private material – in their work. For this reason, their poetry offers insights into the dynamic relationship between private and public concerns, even though readers have often chosen to ignore this. Laughton’s work is unique, in its time, for its exposure of inner states, for its candid treatment of body and mind. The purpose of this poetic intimacy is not to call attention to the writing self, but instead to capture the immediacy of perception, and to explore the entwined nature of emotional and physical states. Laughton’s poetry is not political, in the accustomed understanding of the word, yet it is political because it exposes aspects of women’s experience in a way that was very new in the Ireland of the time. Her poetry had its champions – Valentin Iremonger printed a number of Laughton’s poems in The Bell and wrote and published a considered assessment of her work even before her first book appeared. Others were not so impressed. Austin Clarke dismissed A Transitory House as “gloomy poems written in an exhausted mode” and Laughton’s frank expression of private experience also attracted criticism from readers.

Alessandra & Viviana: Does an act of recuperation – such as that of Freda Laughton’s work – offer new critical methodologies for Irish literary studies?

Lucy Collins: Laughton’s occlusion within Irish poetic history reminds us of the need to question received critical opinions and to reinvent cultural traditions in the light of new discoveries. There are many reasons why certain poets may be lost to history and often these have little to do with the value of their work, or its power to engage readers. Political imperatives and prevailing tastes may exclude skilled and visionary writers; in both subtle and explicit ways, issues of gender, class, ethnicity and religious affiliation have led to the marginalization of Irish authors. Yet as long as libraries and archives continue to preserve these writings, and families recognize the scholarly value of literary papers, it will be possible for neglected work to be appreciated by later generations. For a decade or more Laughton’s poetry found a place within the Irish tradition, but her investigation of difficult subjective states was in many ways ahead of its time, challenging Irish readers to accept women as both the authors and subject matter of dark and revelatory work. Renewed engagement with this poetry does not necessarily require new methodologies, but it does insist that we interpret our existing approaches more expansively, acknowledging the cultural limitations – past and present – that interfere with the fullest development of a woman’s creative life.   

Alessandra & Viviana: What do we know of her biography, as woman and as a writer? And what do we know about her production?

Lucy Collins: Very little was known of her biography until recently. Born Winifred Marshall in Bristol, she moved to Ireland at the time of her first marriage to L.E.G. Laughton. She lived briefly in Dublin, and for an extended period in Antrim, where she was associated with a group of artists and writers, including John Hewitt, and crossed paths with Louis MacNeice. Emma Penney, a recent doctoral student at University College Dublin has made contact with Laughton’s family, so we have great hopes that more of the poet’s work will become available to scholars and readers. Greater detail on Laughton’s life and, in particular, on her unpublished work, will not only shed light on an accomplished and memorable poet but will also add to an already complex picture of creative production in mid-century Ireland. Laughton wrote poems and prose, as well as stories for children, but only a small proportion of this work was published. Unlike many of her predecessors, such as Katharine Tynan who was a prolific writer across several genres, Laughton exemplifies some of the challenges of a generation of women who began writing in the thirties and forties and found they had neither the popular support of a national literary movement, nor the energy of feminist transformation that would shape the post-sixties period for women. Though neglected, women poets of the mid-century years were often formally inventive and intellectually demanding and poets and readers today have much to learn from them.

Alessandra & Viviana: To what particular strand of Irish Literature does Laughton belong?

Lucy Collins: Due to the unique aspects of her subject matter and style, it is difficult to categorise Laughton as a poet. Indeed, much of the power of her work – and its critical importance – derives from the fact that she resists this constraint, demonstrating instead a daring and revelatory approach to writing. One of the things that has inhibited full critical appreciation of poetry by women is the tendency to define it in limited ways and thus to close down challenging and expansive readings of these texts. Laughton refutes such critical limitations through her own unique vision, which demonstrates a modernist engagement with psychological states – her reading of Jung alerts us to this – but also an attention to the immanence of the natural world that may be drawn from the Romantic period. 

Alessandra & Viviana: A Transitory House was published in 1945. What was the editorial context of those times and which other notable women writers were appearing in print then?

Lucy Collins: The 1940s was a difficult decade for poetry, both in Ireland and Britain. While the thirties saw increased political participation by poets, and the transference of formally innovative aspects of modernism into a socially engaged arena, the onset of the Second World War inhibited the immediate development of this work. In addition, the diversity of cultural production that marked the early decades of the twentieth century ensured that poetry had already become a specialist interest, yielding ground to magazines and broadcast media in the lives of general readers. During Britain’s war years (1939-45) the publishing of practical and popular books was given priority and this affected Irish poets as well as their British counterparts, since they were especially dependent on London publishing houses. Owing to its size and its limited urban development, Ireland was unable to sustain a diverse publishing culture and had no dedicated poetry publisher until the founding of Dolmen Press in 1951. Notwithstanding these difficulties, women poets managed to forge careers, in some cases on both sides of the Irish Sea. Blanaid Salkeld (1880-1959) drew on the energies of her theatre practice to become a poet later in life, publishing five books of innovative work from Hello Eternity (1933) to Experiment in Error (1955), in addition to founding the Gayfield Press in Dublin. Sheila Wingfield, like Laughton, was born in England but moved to Ireland when her husband inherited the Powerscourt estate in County Wicklow. She carried with her an interest in Eastern cultures and classical histories which she shaped into precise and demanding poems. Wingfield retained a British publisher before switching to Dolmen Press late in her career; she also maintained links with the London literary scene, demonstrating the important cultural crosscurrents between the two islands that shaped the creative lives of many of the women poets of this generation.   

Now I am a Tower of Darkness

As a child I knew

How, beyond the lamp’s circuit,

Lay the Shadow of the shadow

Of this darkness,

Waiting with an arctic kiss

In the well of the staircase,

Ready to drape the bed with visions

No eyelids can vanquish.

Now I am a tower of darkness,

Whose windows, opening inward,

Stare down upon tidal thoughts.

And in this responsive bell,

Hollowed by the silence of the eyes,

The mind swings its clapper.

And life resolves into relationships

Of cadence and dissonance.

Ora sono una torre di tenebre

Da bambina conoscevo

Come, oltre il circuito della lampada,

Risiedesse l’Ombra dell’ombra

Di questa tenebra,  

Aspettare un bacio artico

Sotto la tromba della scala,

Pronta ad adornare il letto di visioni

Che nessuna palpebra può sbaragliare.

Ora sono una torre di tenebre,

Le cui finestre, aperte verso il dentro,

Fissano giù pensieri tidali.

E in questa campana reattiva,  

Incavata dal silenzio degli occhi,

La mente oscilla il suo batacchio.

E la vita si risolve in relazioni

Di cadenza e dissonanza.

In a Strange December

In a strange December

You came once to me

Once only, to remember

For eternity.

Once to be closer

Than silk to skin,

The wine in the glass,

The traveller in the inn.

The flower in the bud

Opened for a day,

Enough, for once occurring

It cannot pass away.

When I am out of life,

In time no more,

This once will be for ever

Of my eternal store;

In the scroll unfurling

Of past loveliness,

This one link between us

To cherish and caress.

Uno strano dicembre

Uno strano dicembre

Tu venni una volta da me

Una volta sola, da ricordare

Per l’eternità.

Una volta più vicini

Della seta e la pelle,

Il vino e il bicchiere,

Il viaggiatore e la locanda.

Il fiore nel bocciolo

Aperto per un giorno,

Abbastanza, per accadere una sola volta

Non può sfiorire.

Quando sono fuori dalla vita,

non più nel tempo,

Questo una volta sarà il per sempre

Del mio deposito eterno; 

Nel cartiglio è lo spiegarsi

Della passata bellezza,

Questo unico legame tra di noi

Amare e accarezzare.

The Woman with Child

How I am held within a tranquil shell,

As if I too were close within a womb,

I too enfolded as I fold the child

As the tight bud enwraps the pleated leaf,

The blossom furled like an enfolded fan,

So life enfolds me as I fold my flower.

As water lies within a lovely bowl,

I lie within my life, and life again

Lies folded fast within my living cell.

The apple waxes at the blossom’s root,

And like the moon I mellow to the round

Full circle of my being, till I too

Am ripe with living and my fruit is grown.

Then break the shell of life. We shall be born,

My child and I, together, to the sun.

La donna con bambino

Come io sono stretta dentro un guscio tranquillo,

Come se fossi anch’io dentro a un utero,

Così sono avvolta mentre avvolgo il bambino  

Come il bocciolo teso avviluppa la foglia pieghettata,

Il fiore è arrotolato come un ventaglio avvolto,

Così la vita mi avvolge mentre avvolgo il mio fiore.  

Come l’acqua riposa in una bella ciotola,

Riposo nella mia vita e la vita di nuovo

riposa avvolta stretta dentro la mia cellula vivente.  

La mela cresce alla base del fiore,

E come la luna io cresco fino al cerchio

pieno del mio essere, fin quando anch’io 

sono matura di vita e il mio frutto cresciuto.

E allora rompere il guscio della vita. Saremo nati,

il mio bambino e io, insieme, al sole.

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