Un’intervista alla fondatrice di “Fired!” / An interview to Chris Murray, co-founder of Fired!

Nel 2017 nasce in Irlanda un gruppo formato da scrittrici che si propongono di mettere in discussione il canone letterario irlandese; una tradizione che per troppo tempo ha ignorato la scrittura “non maschile”. Fired! (Licenziate! – dal canone e da una società a una sola dimensione) ha dato vita a moltissime iniziative e ha portato alla pubblicazione dell’antologia Poetry by Women in Ireland 1870-1970. Qui di seguito, un’intervista a una delle fondatrici dell’iniziativa, Chris Murray. Nel suo racconto abbiamo trovato tantissimi punti di contatto con l’Italia. La canonizzazione e la soppressione delle voci diverse dal mainstream è un processo che si ripete dappertutto. A noi la possibilità di sovvertire e riportare insieme le voci disperse.

Con l’intervista, un omaggio alla poeta irlandese che per prima si è ribellata e ha smantellato il canone letterario maschile: Eavan Boland.

Un consiglio, ascoltate il podcast della poesia Il Viaggio mentre siete in auto, camminate per strada, state facendo qualche lavoro in casa o vi sentite esausti… Eavan ne sarà contenta.

English text below.

Poets Nuala Ni Dhomhnaill and Eavan Boland in 1992. Photograph: Matt Kavanagh.

 

Cos’è FIRED! e cosa ha motivato la formazione di questo gruppo? Potresti fornirci una breve panoramica?

Fired! è nato come un gruppo di poete e scrittrici che si riunivano per discutere dei problemi di visibilità delle poete rispetto al canone della poesia irlandese. Provenivamo sia dall’Irlanda del nord che del sud. Abbiamo invitato a far parte del gruppo anche accademiche, per rivedere e discutere insieme le questioni relative all’assenza femminile. La ragione per cui si è formato il gruppo durante l’estate del 2017, è stata un catalizzatore che in realtà ha aiutato a focalizzare le nostre intenzioni. Quel catalizzatore fu l’allora imminente uscita del Cambridge Companion to Irish Poets (Cambridge University Press, 2017). Il libro aveva una percentuale bassissima di poete, i saggi presenti nel libro includevano pochissime donne: per noi quello era il segno dell’ennesima ripetizione di un problema secolare di questo paese [l’Irlanda]: le donne sono emarginate all’interno delle arti letterarie. Questa emarginazione copre un ampio spettro di disprezzo e abuso, che include ma non si limita a: scarsa ricezione critica del lavoro delle artiste, negligenza archivistica, mancanza di consapevolezza accademica e d’insegnamento e mancanza di visibilità delle donne nella letteratura. Per affrontare una tale costante assenza, evidenziata in ogni singola generazione di scrittori, abbiamo formulato una promessa di non obbedienza a recensioni, panel, discussioni e altre questioni letterarie. Una seconda parte del nostro lavoro di reazione a questo contesto riguarda l’organizzazione di letture e celebrazioni delle poete, in modo da garantire che il pubblico possa conoscere e acquisire familiarità con il lavoro delle nostre poete antenate. La dimenticanza del loro lavoro implica disprezzo della prospettiva femminile nelle arti e una certa mitizzazione della voce maschile che ha storicamente caratterizzato le arti letterarie qui.

Potresti darci un breve resoconto della mancata rappresentanza delle donne nella poesia irlandese?

La maggior parte delle antologie di poesia irlandese, alcune delle quali usate nelle scuole, non introducono alcuna voce femminile almeno fino agli anni ’70. Un tale approccio sminuisce le nostre prime poete e le nostre artiste fondatrici. Crea il mito di una scarsità e di un conseguente falso alibi, attraverso il quale solo poche donne vengono lasciate passare. Sfortunatamente, ciò è avvenuto fino ai nostri giorni ed è in atto anche nella pratica contemporanea. Gli editori competono per le recensioni in base ai loro cicli di finanziamento e pubblicazione. Il paesaggio della poesia è fratturato e mente riguardo alla ricchezza esistente dei lavori delle prime poete irlandesi. Tutto questo causa danni indicibili anche rispetto al finanziamento e al sostegno della ricerca sulle donne artiste.

In termini di materiale, ci sono poche antologie dedicate alle poete, sparpagliate monografie e scarse inclusioni antologiche. L’accademia e i finanziamenti continuano a perpetuare esclusivamente il mito dei Colossi, Heaney, Yeats, Beckett e Wilde. Cosa che finisce per suggerire un incrocio tra i settori turistico e culturale. I college non dispongono di materiali didattici adeguati e utilizzano stampe e fotocopie per l’insegnamento dei moduli. Paragoniamo questo al poeta maschio mitizzato e ai milioni nell’industria culturale dedicata alla creazione di musei, mostre, studi accademici e cattedre tutti dedicati alla voce maschile. Ciò è inaccettabile e il fatto che i media perpetuino regolarmente tale menzogna, senza dubbio non aiuta. Mentre abbiamo assistito a qualche miglioramento nel decennio 2010-2020, ci sono stati pochi sforzi per interrogare cosa vi sia stato dietro l’intenzionale assenza delle poete dal canone letterario; il danno continua, come prima. Abbiamo bisogno di finanziamenti per digitalizzare le raccolte delle poete, abbiamo bisogno di moduli didattici sul loro contributo e abbiamo bisogno di cattedre che indaghino il perché dell’assenza delle poete dal canone letterario. Non vi è alcuna volontà di pensarci ed è lasciato solo all’iniziativa di piccoli gruppi il contestare questa dolente assenza.

Perché pensi sia avvenuta tale minimizzazione o cancellazione della poesia femminile?

Eavan Boland scrisse un discorso intitolato “Gods Make Your Own Importance”: le voci maschili risultano piacevoli all’orecchio e sono narcisisticamente attaccate all’idea dell’importanza dell’ego. Se riesci a parlare delle inclinazioni sessuali di Yeats per alcune ore in Irlanda, ti ritrovi una sala ridacchiante e un pubblico che non vuole il disagio di mettere in discussione il sessismo in letteratura. La voce maschile, che si ritiene da sé importante, ama se stessa mentre l’audience può sonnecchiare e sognare i dollari dei turisti che rotolano fino alle scuole e perpetuano il mito maschile nella letteratura irlandese. Non importa poi se quella voce copre e mimetizza un’esclusione. L’Irlanda adora l’immaturo, il conservatore e l’idolo barbuto! L’idea che ci sia una narrativa soppressa non li sposta di un capello, a loro basta ottenere i finanziamenti.

Quali sono gli effetti di una mancata adeguata attenzione alla poesia femminile?

La donna attuale o contemporanea o la poeta emarginata non ha eredità. Il panorama letterario che viene prodotto de-enfatizza la voce femminile e consente alla gamma vocale e ideologica del maschio di dominare la cultura. Il nostro canone è angusto, conservatore, senza colore, privo di interesse e sta bene a una certa piccola élite che non mette in discussione ciò che ha fatto del panorama culturale. Non è qualcosa di facile da risolvere, perché quella élite si è rifiutata di impegnarsi con noi su ciò che comporta tale esclusione. Si ripeterà senza dubbio a loro piacimento la falla e il danno dell’esclusione e della dimenticanza. Ascoltare il suono della tua sola voce e della tua sola competenza produce il suono di un tamburo vuoto; l’incapacità di comprendere una prospettiva diversa e il suo valore diventa presunzione. Non voglio sentire la voce maschile su ogni argomento; alcune questioni sono prettamente determinate dal sesso.

In questo, gioca un ruolo nell’esclusione anche la classe sociale degli scrittori (ad esempio, la classe operaia)?

Assolutamente, così come l’esclusione degli scrittori BAME [Neri, asiatici e minoranze etniche nel Regno Unito], l’esclusione delle prospettive LGBTQIA+ – se l’unica prospettiva che porti al tavolo è la poesia narrativa o lirica, e rifiuti gli scrittori che non scrivono in inglese come prima lingua o che hanno sperimentato un orientamento politico che non proviene dal privilegio, allora stai creando un elitarismo che è mitologico e fondato sull’ego – è noioso! È conservatore, è il circuito da cena collaudata. È un fallimento che ha ripercussioni sul canone e che porta le donne che ne sono escluse a fare un lavoro di recupero mentre si continua a ignorare le loro parole e l’avvertimento di un fallimento. Il canone letterario irlandese è un fallimento, omette; non sopporta la messa in discussione e la sua base è sessista. Ho smesso di ascoltare anni fa e ho creato i miei spazi, incoraggio gli altri a fare lo stesso. Se non puoi sfidare lo status quo, lo sovverti.

*

In 2017 a group of women writers was founded in Ireland with the aim to question the Irish Literary canon; a Lit tradition that for too long has ignored non-male writing. Fired! organised many initiatives and led to the publication of the anthology Poetry of Women in Ireland 1870-1970. Below, an interview with one of the founders of the initiative, Chris Murray. We found many points of contact with what happened, and still it’s happening, in Italy. The canonization and suppression of voices other than the mainstream is a process that is repeated everywhere. We have the opportunity to subvert and bring the lost voices back together. Together with this interview, we publish a tribute to the Irish poet who first rebelled and dismantled the male literary canon: Eavan Boland.

What is FIRED! and what motivated the formation of this group? Could you give us a brief overview?

Hi Viviana, Fired! was initially a group of poets and writers who got together to discuss the problems of the visibility of women poets in the Irish poetry canon. The poets came from both Northern Ireland and the South of Ireland. We also invited academic friends to peer-review and to discuss the issues around female absence. The reason it formed when it did, in the summer of 2017 was that there was a catalyst which helped to focus our intentions. The catalyst was the then forthcoming Cambridge Companion to Irish Poets (Cambridge University Press, 2017). The book had a very low percentage of women poets, the contributory essayists in the book included very few women, and we felt that it was another iteration of an age old problem in this country, where women are marginalised within the literary arts. This marginalisation covers a broad spectrum of contempt and abuse which includes but is not limited to: poor critical reception of work by women artists, archival neglect, lack of academic awareness and teaching, and the visibility of women in literature. In order to address this consistent neglect which is highlighted in every single generation of writers, we formulated a pledge of non-compliance in reviews, panels, discussions and other literary matters. the second part of our response was to do readings and celebrations of women poets, so that the audience knows and becomes familiar with the work of our poet-foremothers. The issue of neglect to their work suggests contempt for the female perspective in the arts and a certain lionisation of the male voice that has historically characterised the literary arts here.

Could you give us a brief account of the misrepresentation of women’s contribution in Irish poetry?

Many Irish poetry anthologies, some of them taught, do not introduce the female voice into the literary arts until the 1970’s. This approach belittles our early women poets and our foundational artists. It creates a myth of scarcity and an attendant tokenism where a few women are let through. Unfortunately, this has carried through to now and is prevalent in contemporary practice also. Book publishers vie for reviews based on their funding and publishing cycles. We have a fractured poetry landscape that gives lie to the wealth of early work by Irish women poets  causing untold damage in funding and support for women’s studies.

In terms of material, there are few anthologies dedicated to women poets, a scattering of monographs and some small anthological inclusions too. Academic support and cultural funding go to perpetuating the mythos of the Colossi, the Heaneys, Yeats, Becketts and Wildes. This suggests an intersection between the tourist and cultural sectors. Colleges do not have adequate teaching materials and use print-outs and photocopies when teaching modules. Compare this to the lionised male poet and the millions in cultural industry dedicated to the creation of museums, exhibitions, academic studies and chairs that are devoted to the male voice. This is unacceptable and the fact that the media regularly perpetuates the lie without question is unhelpful. While we have seen some improvement over the decade 2010-2020, there has been little effort to interrogate the issue of wilful neglect and the harm continues as before. We need funding to digitise our collections of women poets, we need teaching modules on their contribution, and we need chairs funded that will interrogate the paucity of the literary canon. there is no will to think about it and it is left to small groups to query this sore neglect.

Why do you think minimization or obliteration of women’s poetry happened?

Eavan Boland wrote a speech called ‘Gods Make Their Own Importance’, the male voice is very easy on the ear and they are narcistically attached to the idea of ego-importance. If you can drone on about Yeats’ sexual proclivities for a few hours in Ireland, you’re made with the drawing room gigglers and the audience that doesn’t want the discomfort of questioning sexism in literature. The self-important male voice loves itself and the audience can have a snooze and dream about the tourist dollars rolling into the schools that perpetuate the male myth in Irish lit. The fact that the voice covers and camouflages exclusion is beside the point. Ireland worships the immature, the conservative and the bearded idol! The idea that there is a suppressed narrative wouldn’t raise a hair on a mouse’s back once the funding comes in.

What are the effects of failing to pay adequate attention to women poetry?

The current or contemporary woman or marginalised poet lacks a heritage. The literary landscape that is produced de-emphasises the female voice and allows the vocal range and ideology of the male to dominate the culture. Our canon is narrow, conservative, without colour, lacking in interest, and it suits a certain small elite not to question what they have done to the cultural landscape. This isn’t an easy fix, because they have refused to engage with us on issues of exclusion. It will doubtless repeat as they like to perpetuate harm and damage through exclusion and neglect. Listening to the sound of your voice and expertise just produces the sound of a hollow drum where your failure to understand that perspective and value is not an entitlement. I do not want to hear the male voice one every subject, some issues are sexed.

Does also the social class of writers (e.g. working-class) play a role in the exclusion?

Absolutely, as does the exclusion of BAME writers, the exclusion of LGBTQIA+ perspectives – if the only perspective you can bring to the table is the narrative or lyric poem and you reject the writer who does not write in English as a first language or who has experienced a politics that does not come from privilege you are creating an elitism that is mythological and grounded in ego – it is boring! It is conservative, it is the dinner-party circuit of tried and true. It is a failure that has canonical repercussion that allows the women who are excluded to do the work of recovery while ignoring their words and warnings about your failure. The Irish literary canon is a failure, it omits, it cannot withstand interrogation and its base is sexist. I stopped listening years ago and made my own spaces, I encourage others to do the same. if you cannot challenge the status quo, you subvert it.

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